Martin Scorsese tra i Rom di Gioia Tauro: A Ciambra

TRAMA
A Ciambra è una piccola comunità Rom in Calabria dove vive Pio: adolescente già iniziato a fumo, alcool e furto. A seguito dell’arresto del padre e del fratello maggiore diviene lui l’uomo di riferimento della famiglia Amato, prende così ad occuparsi degli “affari di famiglia”, per necessità di sopravvivenza e per mero appagamento personale.
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Portare nei festival, le storie difficili e di chi vive ai margini della società è sempre stata una prerogativa di cineasti non ancora affermati, impegnati nel sociale e contro il sistema, ma quest’opera dell’italo-americano Jonas Carpignano può vantare molto di più... Cominciando dalla supervisione di uno dei grandi immortali del cinema mondiale: Martin Scorsese ha infatti preso a cuore il progetto che sotto la sua ala protettiva è giunto fino al Festival di Cannes e potrebbe essere tra i papabili per rappresentare l’Italia agli Academy Awards, staremo a vedere; rimarrà in ogni caso la validità di un prodotto capace di proiettarti all’interno della vita reale di una comunità Rom, con un forte valore di immedesimazione, una via di mezzo tra il documentario e il romanzo picaresco, che segue il modello di Gomorra, ma che riesce ad essere più empatico, con l’utilizzo di telecamere a mano che seguono passo dopo passo i personaggi, che ci permettono di sedere a tavola con la famiglia Amato e di sentirci parte della comunità. Tutto è talmente coscienziosamente reale che è la stessa famiglia del giovane Pio ad autointerpretarsi; in questo troviamo l’elemento documentaristico, oltre ai dialoghi e ai momenti di vita quotidiana inseriti nel tessuto sociale in modo corretto e riscontrabile. La parte romanzesca seguirà invece il ragazzo nel suo percorso di crescita in uomo e nella scalata gerarchica della comunità; un'epopea dal valore iniziatico e di responsabilità, con una maturazione precoce, artificiosa e costrittiva che incappa in ingenuità dovute all’età e che potrebbero essere trascurabili, ma divengono pericolose per gli ambienti che circondano Pio e per la strada che ha deciso di percorrere.
Una vita: quella di Pio che va contro tutte le regole, da quelle dello stato, della famiglia fino a quelle personali, che sono parte di quel percorso ricercato ma involontario, il tutto in sequenze tagliate da una musica di tensione crescente, dai toni duri e drammatici, intervallati da momenti di silenzio, lontani dall’essere logorroici ed autocompiacenti, nati più per tirare il fiato che per riflettere; infatti la narrazione è tutt’altro che didascalica e non vi è nessuna morale di superficie o presa di posizione: una semplice rappresentazione lasciata alla coscienza dello spettatore; di fatti criminosi si tratta, e sicuramente la visione non sposterà i giudizi personali che ognuno di noi può avere, ma il consiglio che ci viene offerto è di dosare la condanna o la comprensione con un giudizio mosso solamente dalla propria coscienza, che deve rimanere completamente distaccato dalle influenze di opinioni altrui o dalle altre disparate ragioni d’interesse.