Due raccolte firme. Una contro l'altra. I prof di Mondovì, e i loro Istituti, si dividono. E, nei fatti, si stanno contrapponendo. Da una parte, ci sono i docenti dei Licei di Mondovì Piazza: che stanno raccogliendo le firme per opporsi all'ipotesi di trasferimento temporaneo delle classi della sede dei Licei alle "Rolfi" e alla Polveriera, lasciando la sede di piazza IV Novembre all'Alberghiero. E dall'altra parte, appunto, ci sono i docenti dell'Alberghiero: che chiedono di andare avanti con l'ipotesi, che consentirebbe di riunire il "Giolitti" in un'unica sede. La seconda posizione, ovviamente, si basa su quanto successo dal dicembre 2017 a oggi: la frana sulla collina, che lasciò l'Alberghiero senza una casa. La prima, però, non è da meno: perché il "Vasco Beccaria Govone" aspetta una nuova sede da trent'anni, lamentando problemi strutturali a non finire. La cosa singolare è che l'ipotesi suddetta non nasce direttamente dalla Provincia: ma dallo stesso dirigente dei Licei, prof Bruno Gabetti, che ha sollevato la proposta. Forse cercando di evitare un impasse, quello della divisione tra gli Istituti, in cui ora si sta rischiando di andare a inciampare. In sintesi: l'Alberghiero appoggia la proposta del preside dei Licei, mentre i docenti del Liceo la contrastano. Domani, 6 maggio, si deve decidere. Cosa affermano i docenti dei Licei? Scrivono che "permangono non pochi dubbi in merito all’opportunità di tale decisione. Ciò che desta preoccupazione nel corpo docente – cosa condivisa sia dalle famiglie che dagli alunni – è che tale dislocazione, ipoteticamente temporanea, di parte delle classi del Liceo in altre sedi (la cui durata è al momento quanto mai incerta) possa portare grave nocumento sia al territorio - con un ulteriore spopolamento del rione Piazza - che all’Istituzione oggetto di tale decisione. Per questo motivo il corpo insegnante del Liceo Vasco-Beccaria-Govone ha deciso di costituire un comitato ad hoc per esporre le ragioni delle proprie riserve e sottolineare le possibili criticità di tale decisione". Parlano di «opposizione» e scrivono che «lo smembramento dei Licei su più sedi potrebbe, nel breve e medio termine, provocare una contrazione delle iscrizioni a favore di Istituti consimili presenti a breve distanza sul territorio, la dislocazione dei docenti nei vari plessi temporanei comporterebbe un danno alla collegialità, alla socialità, alla didattica e alla gestione logistica degli orari scolastici». Ma anche che «la cessione dei locali storici di Piazza IV Novembre comporterebbe una perdita di identità e prestigio per la scuola»: una frase impattante, perché qualcuno potrebbe interpretarla come un "no" al trasferimento in una nuova sede a tutto tondo. E ancora: «la creazione di una nuova sede unitaria per i Licei (ex padiglione Michelotti?) non ci sono al momento tempi certi di esecuzione e consegna» e «la proposta avanzata dall’amministrazione pubblica comporterebbe un’allocazione ingente di risorse economiche per sostenere nel giro di circa cinque anni – secondo quanto ipotizzato dagli stessi decisori – le spese di ben due traslochi delle aule». «La solidarietà, mai negata, ad altri Istituti che negli ultimi anni sono stati interessati da problemi logistici non può, in un’ottica di opportunità politica ed economica, giustificare la creazione di nuovi disagi per altri Istituti in nome di una incomprensibile logica di compensazione». E cosa affermano invece i docenti dell'Alberghiero? Lanciano una "raccolta adesioni" scrivendo che «Il Consiglio di Istituto -organo a cui la norma affida il potere deliberante sull'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola- è compatto nell'appoggiare la proposta formulata dal Dirigente scolastico del Liceo Vasco Beccaria Govone che supera quanto inizialmente prospettato dalla Provincia». Spiegando: «Finalmente e dopo quasi 8 anni, l’IIS Giolitti Bellisario accoglie favorevolmente una possibile soluzione allo smembramento dell'alberghiero Giolitti che ha interessato alunni, famiglie, personale docente e ATA. Una soluzione definita temporanea all'indomani della ben nota frana che ha lambito il fabbricato aule e che ha portato grave nocumento sia al territorio monregalese, che all'Istituzione scolastica». E nelle motivazioni della posizione ribadiscno che «una soluzione unitaria favorirebbe un giovamento della collegialità, della didattica, dell'organizzazione e dell'identità, favorendo così un'offerta più appetibile per famiglie che provengono da tutto il territorio della Provincia, ma anche dal savonese e dal torinese» ma anche che «con la perdita delle 15 aule al Baruffi (che verrà demolito, ndr) il nostro Istituto non avrebbe più spazi aula prossimi alla sede e ai suoi laboratori, dove giornalmente gli alunni svolgono l'attività tecnico-professionale. Questo fattore impatterebbe ulteriormente e in modo negativo sull'organizzazione e sulla didattica richiedendo necessariamente ulteriori risorse economiche per garantire gli spostamenti e creare nuovi spazi». E infine, «la riunificazione dell'alberghiero in piazza IV Novembre porterebbe a un notevole giovamento delle condizioni lavorative del personale docente e ATA di un Istituto che, per come è strutturato, ha un numero elevato di plessi e sedi distaccate, ben superiore rispetto alle altre scuole del territorio». È evidente, nei fatti e nelle parole, che le due posizioni sono contrapposte tra loro. Tutte e due chiedono spazi idonei, tutti e due chiedono una sede unica. Che oggi non c'è. Il rischio è evidente: che questo scenario apra una rottura che faccia saltare tutto il percorso che, fino a oggi, si pensava avrebbe consentito di arrivare, pur se fra qualche anno, a una soluzione definitiva per tutte le Superiori. Domani, 6 maggio, la Provincia incontrerà tutti i dirigenti scolastici delle Superiori di Mondovì per ascoltare le loro "proposte finali". E prendere una decisione.
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