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Gino Soldà, la leggenda che sfidò le montagne e la storia: il film sull’eroe del K2 e della Resistenza

Una vita incredibile arriva sul grande schermo per il gran finale della rassegna del CAI Mondovì al Cine "Bertola"

Gino Soldà, la leggenda che sfidò le montagne e la storia: il film sull’eroe del K2 e della Resistenza

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Gino Soldà. Classe 1907, secondogenito di sei figli, orfano di padre a soli 12 anni. Una vita complicata che trova fin da subito il suo sfogo verso l’alto, verso quelle Piccole Dolomiti che sovrastano Recoaro Terme, il borgo vicentino che l’ha visto crescere e maturare.

Un fisico atletico e una predisposizione per lo sport e la fatica che lo portano a compiere la prima invernale in solitaria al Baffelàn ad appena 17 anni e a vincere il Campionato di Fondo della Divisione Alpina a 21.

Da qui comincia un cammino epico che proietta Gino Soldà nell’olimpo degli alpinisti italiani: guida alpina nel 1928, fondista alle Olimpiadi di Lake Placid nel 1932, autore della prima ascensione alla parete sud-est del Dente del Sassolungo (1934), alla parete sud-ovest dell’Ortles (1934) e alla parete sud-ovest della Marmolada (1936). Proprio nel 1936 gli viene conferita la medaglia d’oro al valore atletico da parte di Benito Mussolini.

Ma Soldà non è uomo da compromessi. Se nelle prime fasi della Seconda guerra mondiale continua la sua attività da guida alpina nei pressi delle Tre Cime di Lavaredo, dopo l’8 settembre 1943 torna a Recoaro Terme, entra nella lotta partigiana e insieme ad alcuni colleghi fonda il battaglione “Tordo Valdagno” con cui contribuisce a salvare decine di ebrei e fuggitivi alleati.

Dopo la guerra, accanto all’attività imprenditoriale iniziata nel 1934 con la produzione di scioline (le Scioline Soldà ancora oggi esistenti, ndr), Gino continua a scalare e nel 1954 Ardito Desio lo chiama a far parte della vittoriosa spedizione italiana al K2.

Negli anni Sessanta conquista ancora diverse cime sui monti di casa e sulle Dolomiti, vincendo nel 1980, 1981 e 1982 lo Slalom Gigante - categoria over 70. Muore a Recoaro Terme nel 1989 con lo sguardo perennemente proiettato al cielo.

 

 

Una vita straordinaria fatta di avventura, coraggio ed esplorazione, che Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon hanno raccontato nell’omonimo documentario che chiuderà, mercoledì 25 marzo alle ore 21 al Cinema “Bertola”, la tradizionale rassegna cinematografica del CAI Mondovì.

articolo a cura di Gabriele Gallo

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