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Sgualciti nei portafogli o affissi alle porte delle stalle: i "santini", compagni della vita di un tempo

Una mostra sulle "Mistà", le "immaginette", tra fede, devozione e collezionismo

Sgualciti nei portafogli o affissi alle porte delle stalle: i "santini", compagni della vita di un tempo

Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale

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Domenica 26 aprile, in occasione della manifestazione "Di fiore in zucca" di Piozzo, la suggestiva cornice della Chiesa dei Battuti Neri ospita un’esposizione singolare e affascinante dedicata alle "immaginette sacre", popolarmente conosciute come santini.

La mostra, curata dai Volontari per l’Arte, accompagna il visitatore in un viaggio alla scoperta di oggetti che, nel tempo, si sono trasformati da semplici strumenti di culto a preziosi pezzi da collezione.

Un pezzo di carta che ha fatto la storia. Il "santino" non è solo un piccolo cartoncino rettangolare con un’effigie sacra da un lato e una preghiera dall’altro.

Fin dal XV secolo, queste immagini hanno avuto un ruolo cruciale nella diffusione del Cristianesimo, supplendo alla catechesi per chi non sapeva leggere i testi sacri.

L’esposizione ripercorre le tappe di questa evoluzione: dalle miniature ritagliate dai codici deteriorati nel Medioevo alle prime xilografie del 1400, fino ad arrivare alla raffinata tecnica dei Canivets. Questi ultimi, nati nei monasteri, sono vere opere d'arte caratterizzate da delicatissimi intagli realizzati a mano con piccole lame, che creano l'effetto di un merletto ornamentale attorno all'immagine sacra.

Il percorso espositivo mette in luce come i santini abbiano accompagnato ogni momento della vita dei fedeli. Si possono ammirare esemplari che celebrano festività, anniversari sacerdotali – come quello del Canonico Antonio Civalleri, di cui ricorsero le nozze d'oro sacerdotali nel 1964 a Piozzo – o i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Interessanti sono le testimonianze popolari legate a questi oggetti. Un tempo, il santino fungeva da "ricevuta" per il precetto pasquale, lasciato sulla balaustra dal parroco durante la Comunione.

Per gli studenti in ansia, invece, l'immagine di San Giuseppe da Copertino diventava un sostegno immancabile nei libri o nei portapenne durante gli esami.

La mostra rivela anche le curiose usanze del passato: i santini si trovavano sgualciti nei portafogli, nei cappelli degli uomini o fissati alle porte delle stalle, come nel caso di Sant'Antonio, a protezione del bestiame. Oggetti talmente carichi di significato che gli avi ammonivano: se proprio bisognava disfarsene, andavano bruciati e mai stracciati.

Oggi queste "mistà" vivono una seconda giovinezza grazie a mercatini dedicati e album appositi, diventando una vera passione per i collezionisti che ricercano pezzi rari presso gli antiquari.

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