Franco Alessandria al lavoro sul suo toro. Foto di Edo Prando
Franco Alessandria è un’artista stupefacente. Conosciuto ormai ovunque per le sue sculture plasmate unendo vecchie chiavi in ferro («La chiave sinonimo di libertà; la chiave che apre la porta ai sentimenti; tutto ciò che è custodito o imprigionato nel cuore»), Franco non sta mai fermo. Lavora anima e corpo ad un’opera, ma sta già pensando a quella successiva perché, come lui stesso spiega: «Deve esserci sempre il gusto della sfida, la voglia di sperimentare cose nuove divertendosi, senza ripetersi, senza cadere nello scontato, nel banale». E l’ultima sua realizzazione, di scontato e banale infatti non ha proprio nulla. Nella sua casa-laboratorio di Piozzo, tra sculture e quadri, Franco ha concepito e poi realizzato un’opera mastodontica, potente e bellissima: un toro di razza Piemontese a grandezza naturale, i cui muscoli perfettamente definiti sembrano davvero guizzare, muoversi, sottopelle. Un animale possente e impressionante, alto 160 centimetri al garrese, commissionatogli dalla Moretti Snc di Dogliani, impresa specializzata nella trasformazione della carne. La bravura di Franco nel creare opere d’arte dal nulla e ovviamente più che assodata e fuori discussione, ma come nasce, tecnicamente, una scultura di così forte impatto? Lo abbiamo chiesto allo stesso artista piozzese, durante una piacevole chiacchierata: «Bisogna innanzitutto conoscere molto bene il soggetto che si vuole realizzare – ci ha spiegato –. Sono stato personalmente negli allevamenti bovini, all’Anaborapi. Ho osservato diversi tori di razza Piemontese, li ho analizzati, studiati, ho cercato di cogliere ogni aspetto della loro morfologia, scattando poi anche delle foto. Una volta tornato a casa, ho iniziato lo studio sulle foto, per le proporzioni, il calcolo del materiale. A questo punto ho creato la struttura interna, uno scheletro in tondini di ferro, che deve essere ovviamente “più magro”, rispetto a come sarà poi la forma dell’animale finito. Ho realizzato riempimenti con fogli in polistirolo e, in ultimo, ho iniziato a plasmare l’animale, utilizzando uno speciale materiale che si chiama “Planitop” (una malta cementizia), che deve essere lavorato solo con temperature sopra i 6 gradi, quindi mi mettevo in cortile, contro il muro della casa, solo il pomeriggio. Ora alla vista, l’effetto è simile a quello di una scultura in pietra». L’opera adesso è quasi conclusa, mancano solo alcuni ritocchi, come le caratteristiche sfumature di nero sotto il collo. Nei giorni scorsi, diversi tecnici e addetti ai lavori della Piemontese hanno voluto vedere dal vivo l’animale, restando meravigliati dalle proporzioni, dalla struttura morfologia, dalle pieghe della pelle e da ogni particolare, realizzato nel minimo dettaglio. Tra un paio di settimane, dopo essere stata caricato imbragato e caricato su un camion, il toro (che pesa ben 5 quintali) sarà posizionato nella sua location definitiva, a Dogliani.
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