“Dal 1950, Ristorante Moderno”. Tinta rossa viva e celeste su sfondo bianco immacolato, di modo che l’occhio si posi sopra volentieri. È la “nuova” insegna che potete trovare apposta davanti allo storico locale carrucese. “Nuova” per modo di dire perché è stata restaurata a mano dal suo creatore originale, Bruno Chionetti, che già circa un quarto di secolo fa era stato artefice dei lavori di pittura all’insegna. Ma dietro c’è una storia ancora più lunga su come quel piccolo-grande angolo di mondo ha vissuto l’inevitabile scorrere del tempo. A raccontarcelo sono Carlo e Domizia Filippi, che a lungo hanno gestito il “Moderno”.
«L’attuale insegna a forma di scudo con cartiglio risale al periodo anteguerra», ci spiegano. «Nel corso degli anni ha subito diverse modifiche perché inizialmente era posizionata all’angolo tra via Roma e vicolo Misericordia su casa Ramondetti (ora Bossolasco-Devalle) in modo da essere visibile a chi arrivava con la corriera dalla stazione ferroviaria». La scritta recitava però “Ristorante Due Spade” come allora si chiamava il locale che faceva più da osteria, sala biliardo e ritrovo per la “baldoria”. Rimase tale fino al dopoguerra, quando la famiglia carrucese Valetti, proprietaria dell’edificio, cambiò il nome da “Due Spade” a “Moderno”. Nel 1982, in concomitanza con una ristrutturazione delle sale, la famiglia Filippi decise poi di posizionarla sulla facciata del ristorante al centro. Dopo averne commissionato a Bruno Chionetti il restauro (era il ’94) scomparve la parola “Albergo”. L’artista di Bastia aveva curato in quegli anni il recupero di molte altre insegne storiche, soprattutto a Ceva. E la stessa insegna del “Moderno” fece la sua apparizione pochi anni dopo sulla prestigiosa copertina di “Osterie d’Italia” del 1992, assieme ad altre di alto valore storico e artistico. Il resto è storia più recente fino a quando l’attuale gestione Peirotti riaffida a Chionetti il restauro. Oggi infatti il ristorante è una destinazione per tutti coloro che cercano un’esperienza culinaria unica e suggestiva, dove la storia e la modernità si intrecciano.
Il vicolo che diventa via
Altre insegne hanno però segnato la storia del “Moderno” ricalcando i cambi nella topografia di un angolo di paese. Anche se ora è andata perduta, è certa nel periodo anteguerra la presenza di un’insegna a forma di stendardo appesa a catene con su scritto “Due Spade”, che è stata riutilizzata anni dopo semplicemente girandola al rovescio e scrivendo sul retro “Moderno”. All’epoca questo stratagemma poteva funzionare perché l’attuale via Misericordia era un vicolo chiuso e visibile solo da una parte. Fu così sino agli anni ’70, quando la struttura gestita dalle Suore domenicane, attiva nell’ospitalità di orfani e bisognosi, venne abbattuta per far spazio alla strada e a nuovi alloggi.
Specialità trote vive
Di quell’insegna si è persa traccia, probabilmente rimossa con le macerie durante il rifacimento del tetto. Gli anni ’70 segnarono il periodo delle appariscenti insegne al neon e anche il “Moderno” non ne uscì indenne. La novità di allora è rappresentata da una scritta molto semplice, in stampatello maiuscolo verde e nero su fondo bianco, visibile sia da via Torino che da via Roma. Questa verrà poi sostituita neanche una decina di anni dopo. Ancora prima, negli anni ’60, per un certo periodo il ristorante era stato reclamizzato da una semplice scritta in fondo giallo e blu con la dicitura “Albergo Ristorante Bar Moderno, specialità trote vive”. Fu una gran trovata pubblicitaria: un acquario con le trote che venivano “pescate” in diretta. Sì, proprio a Carrù, nella “capitale” del Bue grasso.
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