Oggi, che abbiamo le orecchie viziate dal roboante Novecento, con le sue dissonanze, il suo serialismo, la sua attenzione al timbro prima che alla grammatica musicale, è difficile rendersi conto di chi sia stato e cosa abbia rappresentato artisticamente
Giacomo Puccini. Un ascoltatore contemporaneo, che passa disinvoltamente da Antonio Vivaldi ad Alban Berg, o da Verdi a Wagner può avere difficoltà a rendersi conto della novità che la musica del compositore lucchese ha rappresentato per il panorama dei suoi contemporanei. Il modo più semplice per ritrovare la grandezza di Puccini sta nell’ascoltarne un frammento di opera in riduzione pianistica. Ritrovarne la musica nuda, sgombrando il campo dalla pur magnifica orchestrazione, dalla ricchezza di colori degli strumenti, dalla potenza esibizionistica delle voci soliste, vere protagoniste del teatro musicale. Nella scarna purezza del pianoforte, si ha l’impressione che la musica emani mille barbagli, come un diamante colpito da un fascio di...