I volontari di “Casa do menor”, Carlo Borra e Matteo Ghiglione, nelle scorse settimane sono tornati a Bambadinca, in Guinea Bissau dove, nei mesi passati, grazie alla campagna benefica “Accendi una luce a Bambadinca”, l’organizzazione ha potuto realizzare un impianto fotovoltaico sul tetto della sua missione sul posto. «Quattro missionari laici brasiliani portano avanti un prezioso lavoro nel campo dell’educazione dei minori e dei giovani: doposcuola, corsi di danza per bambine, scuola calcio e assistenza medica di base per le famiglie – raccontano, appena rientrati in Italia –. Bambadinca è a maggioranza musulmana, ma “Casa do menor” apre le sue porte a tutti, senza distinzioni. L’importanza dell’educazione è basilare in un Paese dove la povertà educativa raggiunge livelli altissimi». A Bambadinca, Carlo e Matteo hanno incontrato l’amministratore diocesano, padre Lucio Brentegani, e il parroco della comunità locale, padre Paulo Pina Araujo: entrambi hanno sottolineato l’importanza dell’azione dei volontari. «Il viaggio ha rafforzato la nostra volontà di continuare a sostenere la missione – proseguono –. Ora poi c'è un'urgenza che non possiamo ignorare: l'acqua. La necessità di costruire un pozzo per la missione è sempre più pressante. Con oltre 200 bambini che ogni giorno partecipano alle attività, l’accesso a una fonte sicura e stabile di acqua potabile è fondamentale per la loro salute e il loro benessere». Il progetto è pronto: il pozzo sarà profondo 17 metri e verrà alimentato da pannelli solari, ma servono fondi per poterlo realizzare. «Unitevi a noi per portare acqua e speranza a Bambadinca – concludono i volontari, rivolgendosi a chiunque abbia la possibilità di contribuire alla causa –. Ogni sostegno, anche piccolo, può fare la differenza. Non possiamo aspettare, il momento di agire è adesso». La storia di Luisa: «Sogno per i miei figli una vita diversa»
Per meglio comprendere il lavoro dei “missionari”, Carlo e Matteo raccontano la storia di Luisa, una donna della Guinea Bissau la cui vita ha preso una svolta inaspettata dopo l’incontro con “Casa do menor”. Madre di due figli, abbandonata dal marito, ha dovuto affrontare da sola le difficoltà della vita. Un giorno sua figlia si era ferita gravemente alla mano. Luisa era malata e ha chiesto a un vicino di aiutarla a portare la bambina da Marcos, un operatore di “Casa do menor”, che le ha medicato la ferita consigliando di portare la figlia in Ospedale. Qualche tempo dopo, a causa di un incidente, Luisa ha perso tutta la sua merce mentre vendeva torte al mercato per mantenere la famiglia. Disperata, si è rivolta nuovamente a Marcos, chiedendo un aiuto economico per ripartire. Marcos le ha spiegato che non poteva regalarle denaro, ma che poteva offrirle un piccolo prestito. Così, Luisa ha ricevuto 30 mila franchi (circa 50 euro) e ha aderito a un gruppo di risparmio e credito circolare. In questo sistema, ogni donna versa una quota di 10 mila franchi e, a turno, riceve 100 mila franchi per fare un piccolo investimento e continuare a produrre alimenti da vendere al mercato. Grazie al ricavato, Luisa ora può restituire il prestito, poco alla volta. «Non posso avere tutto subito, ma devo andare piano piano – spiega Luisa con determinazione –. Sogno che i miei figli possano studiare e avere un futuro migliore. Anche se io non ci sarò, sogno per loro una vita diversa e più serena». La storia di Luisa è un esempio concreto di come “Casa do menor” sostenga la crescita delle persone, non attraverso donazioni fini a sé stesse, ma promuovendo l’autonomia e la dignità.
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