Non credo di sbagliare se scrivo che arriviamo a questa Pasqua con un grande bisogno di speranza. Forse, non per caso, il Giubileo definisce i cristiani “Pellegrini di speranza”. In qualunque modo si intenda l’immagine, che essa significhi che abbiamo come meta la speranza, oppure che la portiamo con noi, nella nostra bisaccia di viandanti, la certezza è che senza speranza non possiamo fare neanche un passo. In un mondo che spesso appare disperato, fra guerre, problemi sociali, familiari e personali di ardua soluzione, moltiplicarsi e sovrapporsi di parole, messaggi e suggestioni che a tutto concorrono fuorché al bene comune, demoralizzarsi sarebbe facilissimo. Invece, la speranza, che forse oggi è la più preziosa delle virtù teologali, ci suggerisce, quasi ci impone, di non cedere. Secondo quella determinazione umanissima con cui si conclude un romanzo di Samuel Beckett, che alla fine dell’Innominabile scrive: “Bisogna continuare, non posso continuare, continuerò”. La Pasqua...
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