«Non è una crociata contro i pannelli, non è una moratoria». Magari, no. Ma le intenzioni dei sindaci della Granda sono chiarissime: sul fotovoltaico a terra, vogliono e chiedono un giro di vite. Sia in senso normativo che numerico: «La Provincia di Cuneo, a oggi, conta 83 impianti autorizzati, altri 9 in via di autorizzazione», i numeri sono stati letti dal presidente Luca Robaldo, sindaco di Mondovì. Per un totale di 268 ettari di superficie ricoperta. «Siamo tutti assolutamente favorevoli alle energie rinnovabili – ha detto il presidente –, siamo tutti consapevoli che la transizione green è un processo necessario… ma siamo altrettanto consapevoli che, quando i cittadini vedono nascere “campi fotovoltaici” al posto dei campi di grano, poi vanno dai sindaci a chiedere spiegazioni». Lunedì 5 maggio la Provincia di Cuneo si è riunita in Consiglio aperto. E, sulla scia di quanto avvenuto nella Provincia di Alessandria qualche settimana fa, ha adottato una delibera con cui chiede alla Regione una normativa meno confusa e una regia territoriale “più attenta ed equa”.
Il consigliere provinciale e sindaco di Cavallermaggiore Davide Sannazzaro ha parlato della situazione del territorio saviglianese: «Sta diventando un problema sempre più sentito. Gli impianti fotovoltaici sulla pianura stanno aumentando sempre di più». Perché? Perché la legge li consente, anzi li agevola nel segno del “green deal”, e perché i contributi economici li rendono remunerativi. Sannazzaro: «Un terreno, da cui un agricoltore può ricavare poche centinaia di euro all’anno, ne vale invece migliaia se vi si installano i pannelli». Il sindaco di Bastia, Francesco Rocca, strappa un applauso quando interviene: «Se dallo stesso terreno si ricavano 500 euro coltivandolo e 10 mila euro coprendolo di fotovoltaico, c’è qualcosa che non va! Viviamo in un mondo in cui l’agricoltura rende poco a chi produce, e questa è la conseguenza». Il sindaco di Ceva, Mottinelli: «Credo sia necessario ragionare sul fatto che i sindaci devono avere la possibilità e gli strumenti per decidere se fare un impianto o no. Per un territorio che ambisce a diventare a vocazione turistica, il deturparmento del paesaggio è un danno senza eguali». Intervengono sindaci e amministratori anche da Beinette e da Castelletto Stura. Ma non solo: sono intervenuti relatori i tecnici esperti della Regione Piemonte, l’avvocata Patrizia Gugliermero e l’ingegnera Eleonora Ferrari, si sono confrontati con il dottor Luciano Fantino, dirigente provinciale del settore Tutela del territorio, e rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni datoriali e di categoria, ognuno presentando il proprio punto di vista sulla questione: Coldiretti, Cia, Confartigianato, Confagricoltura, Confindustria, Confapi. C’è chi propone più aree idonee accanto alle aziende produttive, chi lamenta le contraddizioni tra le normative. E più volte si rimanda alla legge nazionale: che, nei fatti, per i piccoli impianti a terra, se realizzati su aree idonee, non prevede neppure una richiesta di autorizzazione al Comune ma solo una comunicazione.
Tutte le sollecitazioni ricevute nel corso del dibattito sono state accolte nel testo della mozione che è stata approvata all’unanimità dai consiglieri provinciali al termine della seduta: un documento che alla Regione di salvaguardare la situazione.
Vincenzo Pellegrino, vicepresidente: «Non è solo una questione tecnica, ma politica e strategica. Siamo tutti concordi che la transizione ecologica sia un imperativo non rinviabile, ma la sostenibilità ambientale si deve accompagnare a una sostenibilità agricola e ambientale. La Granda ha già dato».
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