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Cani attaccano due allevamenti di capre: diversi animali uccisi

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Il sopralluogo dei guardiaparco, sul luogo del primo attacco

Doppio attacco, a ridosso dello scorso week-end, ad altrettanti allevamenti di capre, nel Comune di Rocca de’ Baldi. Il primo caso è stato segnalato nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 ottobre. Di prima mattina un allevatore, la cui azienda agricola si trova al confine con l’area dell’Oasi di Crava e Morozzo, ha rinvenuto ben sei capre uccise all’interno del recinto. La notte successiva, un attacco analogo, sempre con il ritrovamento di diverse capre uccise, è avvenuto invece in frazione Pasquero di Rocca de’ Baldi. L’allevatore vittima del primo attacco, appena accortosi dell’accaduto, ha allertato il veterinario della Asl di competenza e i guardiaparco dell’Oasi. Sul posto, insieme ai colleghi, è intervenuto anche il sindaco di Morozzo, Mauro Fissore, esperto sul tema e dipendente del Parco Alpi Marittime. «L’allevatore temeva potesse trattarsi di un attacco di lupi – ci ha raccontato Fissore –, allora abbiamo fatto tutti i rilievi del caso. Dall’indagine sulla tipologia di attacco, sui peli ritrovati impigliati nella recinzione e sulle orme, abbiamo potuto invece certificare che non si è trattato di lupi, bensì di un grosso cane». Fissore, che collabora anche con il progetto “Life Wolfs Alps” del Parco Alpi Marittime sulla possibile convivenza tra uomo e lupo, ha poi aggiunto: «Per fugare ogni dubbio abbiamo anche installato una fototrappola, che ha confermato ciò che già sapevamo». Il secondo attacco, avvenuto la mattina seguente, ha poi ulteriormente confermato tutti gli indizi già raccolti, visto che l’allevatore vittima dell’incursione è arrivato sul posto proprio mentre due cani di grossa taglia (tipo pitbull) si stavano allontanando dal recinto. Gli allevatori danneggiati hanno sporto denuncia per i danni subiti e in questi giorni, sulla vicenda, sono in corso le indagini dei Carabinieri. «Grazie al tempestivo intervento degli esperti del Parco – ha commentato il sindaco di Rocca de’ Baldi, Bruno Curti – si è riusciti a capire subito che non si trattava di animali selvatici. I turisti dell’Oasi quindi possono stare tranquilli».
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