Dopo una giornata nel capoluogo regionale il presidente Cirio è tornato in diretta social: un messaggio (che arriva dopo la proroga delle misure di contenimento fino al 3 maggio comunicata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte) in cui Cirio ha voluto chiarire anche alcuni aspetti dell'emergenza coronavirus in Piemonte e sulla questione dei "tamponi".
Intanto: «Non arriverà una nuova ordinanza, ma fino al 3 di maggio resteranno in vigore in automatico anche le misure più restrittive del Piemonte»
Saranno giorni decisivi anche per "fase 2", «ma io preferisco parlare di fase della ripresa».
Cirio si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe a livello di scontro politico: «Qualcuno ha parlato di un "caso Piemonte". L'incremento dei contagi è 3,37% in un contesto in cui il Veneto è al 3,70, altre regioni sono 2,5, ma la crescita è in proporzioni simili. Non dobbiamo, però, dimenticare che abbiamo iniziato il nostro contagio con 10 giorni di ritardo rispetto alla Lombardia e i numeri riflettono questa questione cronologica. I dati che non dobbiamo dimenticare sono quelli della terapia intensiva: adesso abbiamo 394 posti occupati in Piemonte, cinque giorni fa era 440. Ci sono meno arrivi, e stiamo evolvendo verso una situazione positiva. Qualcuno ha voluto montare anche un caso "tamponi": abbiamo numeri inferiori, ma quando è iniziata la crisi a febbraio per fare i tamponi (l'unico test che vale) avevamo solo due laboratori (alle Molinette e all'Amedeo di Savoia) con una potenza stimata di 120 test al giorno. Oggi i laboratori sono 18, tra pubblici e privati e stanno per diventare 20. Abbiamo anche un pronto intervento per le RSA. Abbiamo la possibilità di effettuare 4500-5000 test al giorno. Ci voleva del tempo, abbiamo dovuto acquistare 12 macchinari nuovi e i reagenti, tutto in piena "guerra" dove si andava alla ricerca di questi elementi. E oltre ai laboratori serve anche il personale dei servizi di igiene territoriale: qui ai Sisp avevamo 456 persone, adesso sono 753. Non siamo riusciti a partire con i numeri degli altri, ma ci siamo arrivati dopo un lungo lavoro. La questione tamponi è infondata».
«Stiamo conducendo una dura battaglia: sette mesi fa ho ereditato un esercito con punte di eccellenza, ma anche con tante criticità soprattutto sulla medicina territoriale dove negli anni non si era investito. Sto combattendo una guerra con l’esercito che ho trovato: un esercito di persone straordinarie, ma che aveva delle carenze organizzative gravi, ma non ha senso fermarsi a polemizzare».
Accetto le critiche, ma serve una grande riflessione da parte di tutti. Non ha senso fermarsi a polemizzare: chiedo a tutti di trarre un insegnamento per il futuro. I tagli alla sanità pubbliche, in tutta Italia, hanno responsabilità diffuse nel tempo e tra i partiti».
«Il Piemonte è ferito, ma lo possiamo guarire, tutti insieme, senza fermarci a gare polemiche. Abbiamo tutti bisogno di ripartire e riaprire. Sarà una Pasqua strana, dobbiamo stare ancora a casa, prima ci impegniamo tutti e prima ne usciamo».
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