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Verdi120/Il Cigno e il Bardo: "Compier si debbe l'opra fatale"

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Nel 1847 a Firenze andava in scena il Macbeth di Verdi, melodramma in quattro atti, tratto dalla celebre tragedia di Shakespeare. Il libretto, scritto da Francesco Maria Piave con una lingua enfatica che riflette un certo gusto ottocentesco ma che rispetta fedelmente la trama originale, riduce il numero dei personaggi in scena ma mantiene la sequenza degli atti che segnano l’ascesa e la caduta del protagonista. Non è difficile comprendere perché Verdi abbia pensato a Shakespeare (che pare egli chiamasse “papà Guglielmo”) come fonte di ispirazione; oltre al Macbeth, Verdi si lasciò conquistare anche da Otello, entrambi personificazioni delle debolezze umane spinte all’estremo, al punto da accecare i protagonisti privandoli del senno. La sete di potere, nel primo, e la gelosia, nel secondo, sono due facce della natura umana posta sotto la lente di ingrandimento dal Bardo, che rivelano il gusto per l’indagine psicologica dei personaggi che restano, così, universali...

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