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Lo scrittore dimenticato che anticipò il Futurismo.

Umberto Notari, oggi quasi del tutto dimenticato, fu il primo grande campione dei bestseller nell'Italia di anteguerra, e che fu il modello comunicativo di Marinetti e, in parte, di Mussolini.

Umberto Notari, lo scrittore che anticipò il Futurismo.

Umberto Notari ritratto da Ghitta Carell (1936)

Umberto Notari è uno scrittore oggi dimenticato quasi del tutto, ma che a suo tempo ebbe non solo altissime vendite, ma fu il modello del futurismo e, per certi versi, quasi di conseguenza, del primo fascismo. Nato nel 1878, inizia a lavorare a quindici anni dopo la morte della madre, avvicinandosi al giornalismo a Bologna, al Resto del Carlino (1893), inizialmente come dattilografo. Dopo il matrimonio nel 1901 si stabilisce a Milano (1902), il fulcro dell'attività moderna italiana, dove si impone nell'attività giornalistica e già nel 1903 dirige un giornale, "Il progresso", affine alla sua posizione pre-futurista e molto favorevole all'innovazione. Crea poi il suo innovativo giornale "Verde e azzurro" (1904), dai colori singolari di carta e stampa, la prima testata a occuparsi in preminenza di turismo e di sport, riccamente illustrata: la prima con molte fotografie, la prima a ospitare un romanzo a fumetti. Tra le tecniche di vendita, anche lanciare sui passanti, dal loro studio, copie della rivista assieme al sodale Marinetti. Scrive poi "Quelle signore" (1905), libro-scandalo sulla prostituzione milanese, non pruriginoso ma atto d'accusa, da posizioni socialisteggianti, contro l'élite nobile-altoborghese, corrotta e ipocrita, in linea coi suoi precedenti articoli. Viene mandato a processo, e lo sfrutta per notorietà. Marinetti lo nota e divengono amici: lo difende come "perito letterario" (l'avvocato è invece Cesare Sarfatti) e prende appunti per una tecnica che userà poi nel futurismo. Notari inizia a collaborare a Poesia (1905) di Marinetti e farà parte del primo futurismo, di cui è attestato che ideò il nome. Nel 1906 ripubblica "Quelle signore" con gli atti dell'assoluzione in primo grado, nel 1907 scrive il sequel "Treno di lusso"; nel 1908 da "Quelle" è tratto un libretto d'opera, le vendite superano il mezzo milione di copie. Notari prova a trarne una commedia con Irma Gramatica, ma la cosa sfuma per l'aura "proibita" che gravita sul romanzo. Tenta anche il filone di pura satira contro la borghesia corrotta con "I tre ladri" (1908). Nasce il neologismo Notarismo per parlare in modo critico di questo tipo di romanzi acchiappalettori; Notari lo rivendica come uno stile positivo e moderno, temi futuristi ma con uno stile leggibile.

Nel 1909, mentre Marinetti fonda il futurismo, Notari con il giornale "Giovane Italia" propugna gli ideali mazziniani, repubblicani, anticlericali, e fonda l'organizzazione dei Fasci d'Avanguardia (1909), poi ripresi nel dopoguerra dai Fasci Futuristi (1918) e infine dal fascismo nel 1919. In Notari il rimando al "fascio" era, come già nella rivoluzione americana, francese e mazziniana, rimando alla Roma repubblicana, e con un manifesto intitolato "Noi. Etica e dinamica", che Marinetti riprese poi come "velocità". Nel 1911 Notari - iniziato in massoneria quell'anno, e Maestro Massone nel 1915 - crea anche, coi proventi dei romanzi, la sua casa editrice con cui pubblica le sue opere successive, oltre a una vasta produzione – oltre 200 titoli all'anno – rivolti al mercato popolare ma con stile; i Breviari Intellettuali (dal 1916) diventano iconici. Del 1912 un nuovo feroce romanzo satirico, "L'Ubriaco". Dal 1914, come tutti i futuristi, si concentra sulla propaganda interventista e poi bellica, con la rivista di guerra "Gli avvenimenti" (1916), ma anche nuove riviste come "Il teatro illustrato" e "La medicina italiana" (1917). Notari fonda anche "Le tre I" (Industrie Italiane Illustrate), una delle prime agenzie pubblicitarie, che farà lavorare Fortunato Depero, Boccioni e gli altri futuristi. Dopo la guerra aderisce al primo fascismo, ma resta della parte più legata al futurismo e all'innovazione. Con il suo nuovo giornale, L'Ambrosiano (1922), diviene la voce milanese e liberista degli intellettuali di regime, esaltando il duce, ne "Il duello Mussolini – Albertini" (1924). Quando il regime si consolida in totalitarismo (1926), Notari osserva che non prende la direzione futurista e iperliberista che vorrebbe lui, ma una conservatrice. Esalta quindi anche lui la battaglia demografica, e pubblica "Le ragazze allarmanti" (1928) e "La donna di tipo tre" (1929). Con la moglie Delia Pavoni fonda "La cucina italiana" (1929), prima rivista di cucina con un taglio moderno. Seguiranno saggi sull'arte di vivere: "Il giocatore di bridge" (1931), "L'arte del bere" (1933), "L'arte di fumare" (1934).

In parallelo pubblica una serie di quelli che chiama "romanzi economici", una sorta di fantapolitica basata sulle sue teorie economiche liberiste, in rotta con lo statalismo del regime dopo il 1929: "Il podestà dagli occhi aperti" (1930), "Le città ringiovanite" (1932), e altri. Nel 1935 muore la moglie; si risposerà nel 1939 con Medea Colombara. Marinetti firma una sua elogiativa biografia, "Notari, scrittore nuovo" (1936); ma Notari diventa marginale, specie ora che fa fronda all'establishment di regime.

Colpevolmente, però, Notari per rimettersi in gioco firmò poi il Manifesto della Razza (1938) scrivendo anche un "Panegirico della razza italiana" (1939) e l'elogio dell'Autarchia. Una scelta esecrabile, a differenza di intellettuali come D'Annunzio e Marinetti che rimasero perlomeno scettici verso la svolta filohitleriana e razziale. Nel 1943 Notari deve sospendere le pubblicazioni a causa del conflitto. Dopo la guerra, nel 1945 venne epurato e morì nel 1950 nella sua villa di Perledo presso Como. Postumo, un buon successo ha il film "I tre ladri" (1954), con Totò, dal suo romanzo del 1908. Notari si autodefinì "Il Cagliostro degli scrittori italiani".

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