Il 5 marzo 1876, 150 anni fa, nasceva il Corriere della Sera, con la stessa testata che troviamo ancora oggi. Il primo numero è stato per l'occasione riportato nelle edicole, in allegato al Corriere di oggi.
La "prima prima pagina", oltre a un ampio editoriale di esordio, che chiariva l'adesione a un fronte moderato-conservatore erede di Cavour, conteneva un solo altro articolo e titolo: "L'incendiario". La fantasia del lettore moderno può pensare a una sorta di villain di cronaca nera, una sorta di Joker o Jack the Ripper in salsa milanese chiamato con questo nome inquietante.
Invece non è cronaca, ma un feuilletton, immancabile per un giornale di allora. Il romanzo scelto dal direttore Eugenio Torelli Viollier per il debutto era un'opera relativamente recente nel catalogo del prolifico scrittore francese Elie Berthet, essendo stata pubblicata in Francia circa tre anni prima, nel 1873.
Bertrand Élie Berthet (1815–1891), oggi poco noto, era uno dei campioni di vendite del feuilletton. Nato a Limoges, iniziò nel 1837 a collaborare col "Siecle" nel momento in cui la stampa periodica stava vivendo una trasformazione radicale grazie all'invenzione della "quarta pagina" pubblicitaria, che incrementava gli introiti, e alla nascita del romanzo a puntate, che diede un forte impulso alle vendite. Berthet produsse oltre cento romanzi nei vari filoni in voga allora, prima sui giornali e poi in volume.
L'azione di L'incendiario mescola vari di questi elementi, gotico, psicologico, romanzo sociale: si svolge prevalentemente nella regione dell'Aveyron, un territorio della Francia meridionale caratterizzato da paesaggi aspri e una popolazione legata a tradizioni secolari. La trama ruota attorno a una serie di incendi dolosi che terrorizzano le comunità locali, mostrando la tensione nell'ambiente ma anche la follia del protagonista. Sono gli anni del naturalismo e del verismo, e Berthet a suo modo ne dà una declinazione più nazional-popolare.
Uno degli aspetti più moderni de L'incendiario è l'uso del simbolismo degli ambienti. Il "Tindoul", una voragine naturale tipica dell'Aveyron, diventa nel romanzo una metafora dell'abisso interiore e dei segreti inconfessabili. Berthet si allontana dalla semplice risoluzione del delitto per concentrarsi sulle "motivazioni oscure" che spingono un uomo verso l'autodistruzione e il crimine gratuito.
Questa profondità era ciò che Torelli Viollier cercava per il suo giornale: un intrattenimento che non fosse banale, ma che stimolasse la riflessione del lettore borghese, attento alle sfumature del comportamento umano e alle dinamiche sociali.
Il passaggio fluido del romanzo dalla prima alla seconda pagina per la conclusione della puntata assicurava che il lettore sfogliasse l'intero foglio, esponendosi così anche alle notizie politiche e agli annunci pubblicitari (curati dalla società di Attilio Manzoni).
Accanto al romanzo di Berthet, la seconda pagina presentava un'altra innovazione culturale: la rubrica "Ciarle del curioso". In questo spazio, il giornale esplorava temi scientifici e naturalistici con un piglio divulgativo ma rigoroso. Nel primo numero, si parlava ad esempio di piante carnivore.
Il debutto del Corriere avvenne in un momento di estrema delicatezza per la storia d'Italia. Pochi giorni dopo la pubblicazione del primo numero, il 18 marzo 1876, il governo della Destra Storica cadde, dando inizio all'era della Sinistra Storica di Agostino Depretis. Il Corriere andava a porsi, come è in parte tutt'oggi, quale alfiere delle posizioni liberal-moderate.
Il successo del primo numero - anche grazie all'uscita in Quaresima, quando i giornali più tradizionali di allora non uscivano - fu tale che il giornale, inizialmente stampato in poche migliaia di copie, dovette rapidamente aumentare la tiratura. Il feuilleton di Berthet, con le sue 83 puntate previste, assicurò una base di lettori costante per i primi tre mesi di vita della testata, permettendo al Corriere di superare la fase critica del lancio.
È affascinante notare come il titolo L'incendiario sia rimasto impresso nella memoria letteraria italiana, ma associato a un'opera completamente diversa pochi decenni dopo. Nel 1910, Aldo Palazzeschi pubblicò la sua raccolta di poesie futuriste intitolata, appunto, L'incendiario. Mentre l'incendiario di Berthet è il deviante emarginato di un dramma rurale ottocentesco, l'incendiario di Palazzeschi è il poeta stesso, che vuole bruciare i musei, le biblioteche e la vecchia letteratura per far spazio alla modernità futurista, secondo il "programma" già ironicamente affermato da Marinetti nel 1909. L'onda lunga del Corriere, forse, arrivava fino a qui.