Nel suo brano "Via lattea" Franco Battiato racconta di "Provinciali dell'Orsa Minore" che si preparano al "Lungo viaggio", verso spazi interstellari. Possiamo leggere in queste parole una piccola associazione autobiografica: del "provinciale" Battiato che trasferitosi a Milano dalla Sicilia comincia a viaggiare negli spazi della musica quella elettronica, contemporanea e sperimentale dei sintetizzatori, della ricerca. Gli anni '70, da lì parte il percorso artistico del cantautore raccontato nel lavoro biografico di Renato De Maria, film evento e ora in TV e sulla piattaforma della rete nazionale. Il salto è dall'adolescenza in casa con la madre e il fratello, un padre assente, il naso rotto mentre giocava a pallone: il sogno concreto di un pianoforte e quello onirico alle pendici dell'Etna, a turbarlo. Alla scena musicale underground milanese, alle prese coi dubbi esistenziale a l'indagine su se stesso, ma anche problemi più terra terra, come il servizio militare da dribblare e la necessità di guadagnare abbastanza da mettere assieme pranzo e cena. Il viaggio come tema ricorrente, in ogni direzione di spazio e tempo: fino ai confini dell'universo, nel futuro e nella genesi della vita di "Fetus", ma principalmente quello che poi è destinato a scavare nell'intimo. "Sono un fantasma post-apocalittico che viene dal futuro" afferma, e quando gli viene chiesto del viaggio risponde: "Certi viaggi causano una nostalgia insopportabile". La vita attraverso delle fasi, vale anche per quella artistica: l'indagine e poi la divulgazione, la sperimentazione e a seguire le canzoni commerciali, la musica per sè e il successo. Battiato sforna hits e riempie le arene ma ha una premonizione ricorrente sul tema di "La cura" che si intermezza a tutti i rapporti coi compagni di viaggio nella carriera musicale, alle amicizie e agli amori, che foraggiano l'ispirazione che trova sfogo nella creatività in sale d'incisione, mentre i produttori snervati reclamano risultati per i loro investimenti. E in fine i pensieri che prendono forma, e le parole che compongono il testo di "La cura" hanno una destinataria: la madre di Battiato, Grazia. Lo scopriamo gradualmente, quando i capelli di Franco "imbiancano" e il viaggio assume la portata di quella nostalgia insopportabile. Una sorta di restituzione verso chi si è presa cura dell'aspirante cantautore in gioventù: un acerbo sognatore, coi suoi sbalzi d'umore, con le sue ossessioni e le sue manie. E che dopo tutto questo tempo ancora si chiede ancora: "Io, chi sono?"
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