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17 Marzo 2026 - 18:32
Con la morte di Jürgen Habermas, il 14 marzo 2026, è mancato l’ultimo grande esponente della Scuola di Francoforte, l’architetto intellettuale che ha cercato di dare un’anima razionale alla Germania e all’Europa democratiche del dopoguerra. Nato nel 1929, nel suo percorso filosofico ha dato una grande importanza al tema della comunicazione. Tra i concetti che ha contribuito a definite vi è quello di Sfera Pubblica, l’ambito delle discussioni della società. Appare fondamentale che questo spazio sia libero da imposizioni autoritarie, ma anche dalla manipolazione che può giungere da uno squilibrio di mercato. Quando gli spazi di libera formazione e discussione dell’opinione pubblica si contraggono, la democrazia entra in crisi. Egli affianca all’idea dell’Agire Strategico dell’Uomo (l’idea che ogni attore agisca sempre per l’interesse personale, tipico della scienza politica moderna) l’idea dell’Agire Comunicativo, l’atto di comunicare implica la scommessa di farsi capire dall’interlocutore e convincerlo con un argomento razionale. Ciò implica un’Etica del Discorso che porti a superare l’uso manipolativo della parola in favore di un uso razionale e autenticamente dialogico. A ciò si collega anche la costruzione di un “patriottismo costituzionale”: nella Germania post-nazista, egli pone il superamento del nazionalismo legato a “terra e sangue”, volutamente irrazionalista, la fedeltà razionale a una Costituzione democratica, un’identità europea come identità illuministica. Su tutti questi temi ha avviato un dialogo con un altro grande connazionale filosofo e teologo, Joseph Ratzinger, che ha continuato un proficuo dialogo – da posizioni anche parzialmente diverse – proprio in nome della forza della ragione e della parola, condiviso da entrambi, anche dopo l’ascesa di Papa Benedetto XVI al soglio pontificio nel 2005. Un celebre incontro avvenuto all'Accademia Cattolica di Monaco il 19 gennaio 2004 tra il "papa della ragione" (allora ancora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) e il "filosofo della ragione" ha portato Habermas a riconoscere il ruolo positivo della religione come elemento che, per il credente, può e deve dare forza ai valori europei. Il concetto di “diritti inviolabili dell’uomo” viene infatti rafforzato dalle radici cristiane, in una fase in cui la minaccia alla dignità umana viene maggiormente dall’iperliberismo più cinico e spietato che dall’antico potere temporale della Chiesa. Tra la cultura della fede e la cultura della ragione esiste una tensione che è fonte di energia, non solo di conflitto, sostiene Habermas: e in un periodo di enorme crisi globale del valore salvifico del dialogo e dell’umanesimo, a livello globale e locale, la sua lezione resta un riferimento importante.
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