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Il giornalismo è morto nei giovani...O forse no?

Dal culto del quotidiano cartaceo alla sfida dei social: come i giornalini d'istituto (da "Voci di corridoio" a "Errore di Stampa") possono rinnovare il giornalismo coinvolgendo i giovani

Il giornalismo è morto nei giovani

Un tempo il "giornale" era un simbolo, in alcuni casi un rito attuato a determinate ore del giorno. Il "giornale" costituiva nei suoi primi decenni di vita un dogma su cui il lettore basava il suo modo di vedere la realtà, o un luogo in cui si dibattevano le idee com'è il caso delle stampe illuministe. Ciò che vi era scritto era verificato ed affidabile, certo. «Carta canta, villan dorme!» dice a più riprese il buon Peppone di Guareschi sbattendo in faccia al buon Don Camillo qualche copia de "L'Unità". Perché il "giornale" era un tempo anche un simbolo politico e la testata che un individuo reggeva tra le mani diventava spesso lo specchio della sua anima politica.

In questo fine settimana in cui infuria lo sciopero dei nostri colleghi serve forse tornare a riflettere sul peso del "giornale", sulle sue evoluzioni e su come le generazioni future (e attuali) lo vivono. Per i "vecchi" il giornale è ancora un punto di riferimento, mentre per i nati nell'era del digitale il "giornale" nel suo significato terribilmente cartaceo ha perso senso. La causa è da attribuire all'evoluzione dei mezzi di comunicazione, nelle app dei social-media e nella capillarità sempre maggiore dell'informazione via Web. L'era dello scrolling ha reso sempre più breve l'attenzione media che l'utente rivolge al contenuto.

Se Facebook necessitava ancora di una lettura medio-lunga, Instagram prima e Tik Tok poi hanno fatto calare il livello d'attenzione a pochi secondi nei migliori dei casi. E questo porta l'utente a passar oltre su testi di maggiore lunghezza e complessità, soffermandosi spesso soltanto sul titolo. E così lentamente si va disfacendo il mondo del giornalismo.

Come fare ad invertire questa tendenza? Prima di tutto innovando il modo con cui si comunica. Ormai moltissime testate, pur tenendo il cartaceo, si sono spinte ad esplorare il mondo digitale con pagine social, siti ad hoc e format per tutte le età. In seconda battuta serve coinvolgere i giovani facendoli avvicinare al mondo del giornalismo. In questo servirebbe forse prendere esempio dai college americani in cui si vede un fiorire di giornalini d'istituto, con vere e proprie redazioni, organigrammi e edizioni cartacee.

Nel monregalese sono ben due i giornali d'istituto sbocciati in tempi recenti all'interno degli istituti superiori della zona. Per il "Giolitti-Belisario-Paire" troviamo la testata "Voci di corridoio", sul fronte dei licei "Vasco-Beccaria-Govone" si legge invece il mensile "Errore di Stampa". Progetti piccoli, ma che possono costituire veri e propri vivai per il mondo giornalistico del domani, capaci di fondere l'entusiasmo studentesco con il piacere della scrittura, andando a collimare nell'intrinseca e personale soddisfazione di vedere la propria firma sotto ad un articolo. Il giornalino scolastico, tanto decantato dal fumetto di Topolino (sia Tip e Tap che Qui, Quo e Qua sono piccoli giornalisti), si pone quindi come importante "primo contatto" con il mondo della scrittura e della cronaca per gli studenti. Non solo un ruolo passivo da lettore, ma in prima (letteralmente) pagina come attore del grande carrozzone che è un giornale.

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