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16 Marzo 2026 - 08:27
Legs Weaver, il cartone animato.
Uno dei limiti che hanno messo in difficoltà, dagli anni '90 in poi, i fumetti Bonelli rispetto alla "manga invasion" ormai più che trentennale, è l'assenza di una versione animata dei grandi classici bonelliani in grado di fare da traino per il fumetto, all'opposto del rodato sistema anime-manga. In questo modo, dopo l'invasione dei cartoni animati nipponici negli '80, è seguita quella dei fumetti dalla decade successiva in poi. La difficoltà dei Bonelli – e in generale del fumetto italiano – è quella di un tratto troppo realistico, che non si presta alla trasposizione in cartone animato. Ciononostante nel corso degli anni 2000 non sono mancati vari esperimenti, in collaborazione con la Rai: Martin Mystere nel 2003, il motion comic del fantascientifico "Orfani" nel 2013 (animato in stop motion, come il glorioso "Supergulp! I fumetti in TV", degli anni '70), "Dragonero" e infine questo "Legs Weaver". Legs è stato uno spin off di "Nathan Never" (1991), primo fumetto di fantascienza bonelliana: dal 1994 al 2005, il fumetto ha portato in edicola le avventure di questa agente speciale dell'Agenzia Alfa, con avventure ironiche e scanzonate che guardavano anche in parte al segno e agli stilemi del manga. L'adattamento in sé è simpatico, anche se forse orientato più a un pubblico di lettore più maturo. La scelta degli animatori è infatti andata nel senso di un fumetto molto meta-narrativo, con Legs e la "migliore amica" May che commentano con gli autori della breve stagione animata (4 episodi di 10 minuti, inclusivi di riassunti, sigle, numerose animazioni in stop motion e appunto questa cornice narrativa) le vicende dell'eroina trasposte in cartone animato. L'espediente era presente già nell'albo originale, dove il personaggio di Legs era consapevole dell'esistenza di un suo fumetto (un aspetto introdotto forse da Sclavi su Dylan Dog, che ha un fumetto, Daryl Zed, ispirato alle sue vicende nel suo mondo). Tuttavia qui l'elemento diventa oggettivamente debordante e l'esilissima storiella è il pretesto per una costante meta-narrazione. Il segno grafico con cui le vicende sono rappresentate cambia costantemente da un maggior realismo a vari stili super-deformed, con abbondanti citazioni precise a fumetti nipponici e alla serie originale e, in generale, un prevalere di uno stile euromanga. Il risultato, in una chiave di fumetto postmoderno (molto in voga nella Bonelli anni '10, ad esempio sul Dylan Dog di Roberto Recchioni, ma che ha poi in parte stancato una base di lettori meno interessati a questi giochi di scatole cinesi), è godibile: tuttavia, non è chiaro quanto possa servire a conquistare un pubblico giovanile – in teoria, il cartoon è prodotto da RaiKids – che, comunque, non ha un fumetto di riferimento (se non, in parte, Nathan Never, ancora in edicola). In ogni caso, è disponibile gratuitamente su RaiPlay, quindi consigliamo di vederlo agli appassionati di fumetto bonelliano, per un rapido intrattenimento che, pare, dovrebbe avere un sequel. L'impressione è però che, forse, per la Bonelli e per il fumetto italiano in genere sarebbe congeniale più lo stile prevalente del fumetto americano, che ha visto adattamenti più in chiave di serie tv: però, era in lavorazione quella di Dylan Dog, finita poi nel nulla, e non si sa di altre in progettazione (né ha avuto un seguito il film di Dampyr).
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