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Timothée Chalamet: “Non lavorerei mai nell’opera”. La risposta ironica del mondo della classica diventa virale

La gaffe di Timothée Chalamet diventa virale: giovani artisti dimostrano che opera e balletto sono più vivi che mai

Timothée Chalamet: “Non lavorerei mai nell’opera”. La risposta ironica del mondo della classica diventa virale

È sempre affascinante, nel complesso mondo multimediale di oggi, l’effetto di una cretinata detta in un qualunque contesto pubblico da un attore o un atleta o un personaggio del mondo dello spettacolo.

Basta rilassarsi un attimo, abbassare la guardia e, magari nel tentativo di ravvivare una conversazione loffia con un motto di spirito non proprio felice, spararla grossa. Si genera un effetto tsunami tale da scuotere il mondo. Abbiamo appena finito di indignarci per le uscite di un docente influencer di successo ed ecco che Timothée Chalamet, uno degli astri della Hollywood contemporanea, in una conversazione ripresa da Cnn e Variety con il collega Matthew McConaughey si lascia scappare: «Non lavorerei mai per l’opera o per il balletto, o in cose in cui è tipo: “Ehi mantieni viva questa cosa anche se è come se a nessuno importasse più”».

A giudicare dalla sua espressione, tra un cambio di inquadratura e l'altro, il vecchio volpone McConaughey si è accorto che il giovinastro stava scivolando su una buccia di banana modello cartoon di Hanna & Barbera ma a quel punto impossibile salvarlo da sé stesso.

Il ragazzo, peraltro nuovamente sulla cresta dell’onda con "Marty Supreme", ha cercato di esprimere un concetto troppo complesso con una boutade e gli è giustamente uscita male.

In altri tempi questo gli sarebbe costato qualche reprimenda feroce su qualche giornale, probabilmente di milieu culturale. Oggi una cosa del genere nel giro di due o tre minuti è letteralmente sotto gli occhi di tutti, tanto più se il social media manager di turno, incaricato di servire l’intervista al pubblico, è tanto perfido da tagliare proprio quel pezzettino di conversazione e farne un minireel. Ecco quindi che ogni singola personalità, istituzione, critico, personaggio insomma che a vario titolo ruota intorno al mondo dell’opera e del balletto si è sentito in dovere di far sapere a Chalamet che ha detto una corbelleria.

Alcuni, bisogna ammetterlo, in modo davvero divertente e originale (dal direttore d'orchestra che replica direttamente sul podio, scatenando un centinaio di musicisti, al teatro che offre sconti web con il codice "Timothee"). La cosa più sorprendente di questa vicenda, credo per lo stesso attore che, da quanto dice, può essere accomunato al pubblico generalista per quanto poco frequenti il mondo di cui ha straparlato, è lo spaccato del mondo classico che emerge da questa vicenda. C’è la cariatide che borbotta un post piccato sui social, certamente: ma molti di più sono i giovani musicisti, cantanti, direttori, che sanno stare sui social in modo ironico e spiritoso e dimostrare a Chalamet che, sì, forse opera e balletto saranno ancora un po’ elitari, ma sono vivissimi, con uno zoccolo durissimo di appassionati e tanta voglia di conquistare altro pubblico in giro per il mondo. Mica male per una forma d’arte da riesumare, di cui “Non importa più a nessuno”.

In effetti Chalamet da quello che dice non può saperlo, ma la grande frontiera del teatro musicale contemporanea è proprio quella di non ridursi a una rievocazione: le tanto vituperate "regie moderne" che sollevano da sempre decine di "Povero Verdi" non sono altro che tentativi, a volte maldestri a volte incompresi a volte riuscitissimi, di restituire la freschezza e la forza di un titolo che due o tre secoli fa ha stupito e commosso il pubblico. L'opera e il balletto si portano dietro storicamente una complessità di budget, una competenza tecnica tale da renderne estremamente complessa anche la produzione di nuovi titoli. Sono linguaggi forse non immediati e di facile presa come cinema o serie tv, ma sono estremamente vivi e, se si entra nel gioco, ancora incredibilmente potenti. I costi anche per il pubblico restano ben diversi da quelli di un biglietto cinematografico o da un noleggio web: questo fattore, unito ad anni di "torre d'avorio" e di paludata seriosità, hanno reso spesso difficile per il grande pubblico avvicinarsi o incuriosirsi. Eppure la tendenza si è invertita: mai come oggi il pubblico della classica desidera farsi conoscere, farsi ascoltare, far sapere quanta ricchezza e quanta forza espressiva c'è in quelle partiture. E quanto quel linguaggio possa ancora dare al mondo di oggi (solo l'anno scorso Francesco Filidei ha dato i natali a una bellissima opera dedicata al "Nome della Rosa" comprensibilissima eppure profondamente contemporanea). Insomma non solo c'è ancora un sacco di gente a cui importa al punto tale da dedicarci una vita professionale: ma c'è anche tanta voglia di far sapere in giro che l'opera il balletto sono strepitosi.

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