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10 Marzo 2016 - 17:37
Dio Lodato, uscito nel 1999, postumo alla morte di Joe Cassano, rapper di Bologna, va inteso come tributo al lavoro dello stesso artista, riconosciuto come pioniere nel campo e di grande spessore intellettuale in termini di scrittura e flow. Il titolo è preso dal pezzo omonimo (“Dio Lodato per sta chance”), in cui Joe Cassano ringrazia per il talento e la chance appunto di cimentarsi sulla scena rap. Il timbro di Cassano è unico nel suo genere, le parole sembrano masticate, distorte, a tratti sembra che la voce gracchi, tanto che ai primi ascolti non è immediato comprendere cosa dica (e se parli in effetti in italiano). Procedendo con l’ascolto lo spessore delle liriche, fortemente realiste (meglio, veriste), dà senso all’affermazione secondo cui Dio Lodato va considerato disco caposaldo, capofila, seminale. I testi parlano di strada, senza mezzi termini (Gli occhi della Strada, con featuring di altissimo livello di Inoki), ma spesso divergono dal tema portante (sociale) producendosi in una fontana di immagini potentissime, ultra poetiche, per esempio in Notte e Giorno (prodotta da Fritz the Cat), forse pezzo di punta dell’album: “Inoki / dammi un tempo attento / lascio luce nei tuoi occhi / porto il vento ad Okinawa, Hiroshima e Nagasaki / Nunchaku come Jakie Chan / Lirico alchimista freesta Quinto Dan”. L’attacco di Flow to Flow (prodotta nientemeno che da Kaos) rasenta la perfezione in termini di incastro tra voce e base, senza però cadere in banalità in termini di metrica e cadenze (c’è un senso di rallentamento e di grande controllo verbale, con il risultato di un grande groove). Il flow, come si diceva, ricorda a tratti un certo gangsta rap americano della West Coast, o forse ancora il Latin Rap dei Cypress Hill, per via dell’attitudine “controllata,”, flemmatica, spocchiosa, consapevole. Rap di grande portata culturale per l’affaccio alla vita dell’artista tramite una lente verista; tuttavia, senza mai diventare cervellotico e nozionistico. Ulteriore elemento di nota, gli ultimi brani, tra cui spicca “Tributo”, commovente featuring tra molti artisti della scena bolognese che ricordano Cassano e lo piangono, con molte parole di affetto e stima. Capolavoro citatissimo e storicamente imprescindibile (pochi anni dopo uscivano, entrambi nel 2003, Mi Fist dei Club Dogo e In The Panchine, giusto per dare un’idea della collocazione temporale di Dio Lodato). Old but gold.
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