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19 Marzo 2026 - 12:16
La Polizia di Stato ha concluso nei giorni scorsi un’indagine, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti dei componenti di una banda, ritenuta responsabile di tre violente rapine e di aver seminato paura negli ultimi mesi tra il centro e le zone della movida torinese, con quattro persone tratte in arresto.
In particolare, il personale della Sezione “Falchi” della Squadra Mobile di Torino, nei giorni scorsi ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino, a carico di due cittadini di nazionalità egiziana, ritenuti responsabili, a vario titolo, di una serie di violente rapine commesse nel capoluogo piemontese.
Un terzo provvedimento cautelare è stato notificato ad un altro cittadino egiziano, il “leader” della banda, già detenuto in carcere per fatti analoghi.
L’operazione rappresenta l’atto conclusivo di un’articolata attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile sotto il costante coordinamento della locale Procura della Repubblica, che precedentemente aveva già portato all’esecuzione di ulteriori custodie cautelari in carcere nei confronti dei giovani individuati come componenti del gruppo criminale responsabile delle aggressioni.
Le indagini hanno consentito di ricostruire tre distinti episodi di rapina, due dei quali commessi all’interno del giardino “Sambuy” ed il terzo nei pressi del Parco del Valentino, accomunati da un modus operandi particolarmente aggressivo. Infatti, le vittime venivano avvicinate in strada e colte di sorpresa: i rapinatori, agendo in gruppo, utilizzavano coltelli per minacciare e intimidire e spray urticanti per accecare temporaneamente le persone aggredite, così da impedire qualsiasi reazione e assicurarsi la fuga dopo aver strappato dal collo dei malcapitati, le collane d’oro che indossavano.
Determinante, ai fini dell’identificazione degli autori, è stato il lavoro investigativo svolto dalla Squadra Mobile che, attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, i riconoscimenti fotografici e una costante attività di riscontro sul territorio, è riuscita a ricostruire la composizione del gruppo e i ruoli dei singoli partecipanti nei diversi episodi.
Durante le indagini, è inoltre emerso come alcuni dei giovani indagati fossero particolarmente attivi sui social network, piattaforme sulle quali non di rado ostentavano atteggiamenti di sfida e di esibizione delle proprie “imprese” criminali.
Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito di chiudere definitivamente il cerchio su un gruppo di giovani responsabili di gravi azioni predatorie che avevano destato forte allarme sociale, assicurando alla giustizia tutti i soggetti ritenuti coinvolti nei fatti. Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore degli indagati, sino alla sentenza definitiva. Tuttavia, gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati ritenuti, dall’Autorità Giudiziaria procedente, sufficienti a costituire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei cittadini egiziani, destinatari del provvedimento restrittivo.
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