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25 Marzo 2026 - 11:05
Risiedeva a Cairo M.tte l’anziana a cui la nuora ha tentato di somministrare veleno nel cibo.
Nei giorni scorsi la Polizia di Stato ha dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP, su richiesta della Procura della Repubblica di Savona, nei confronti di una cittadina albanese di 48 anni, destinataria della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento nei confronti della suocera, anch’essa di nazionalità albanese, con lei convivente, in relazione all’accusa di tentato omicidio. Alla donna è stato anche applicato il braccialetto elettronico.
L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile di Savona e coordinata dalla Procura della Repubblica di Savona (pubblico ministero Maddalena Sala), è nata da una segnalazione da parte della locale Asl2 in relazione a diversi ricoveri della vittima all'ospedale San Paolo di Savona a causa dei disturbi e malesseri accusati negli ultimi tempi.
Gli accertamenti medici avevano evidenziato alcuni valori anomali del sangue, collegabili all’assunzione di sostanze nocive: in particolare sono state riscontrate tracce di alcuni componenti chimici contenuti nel veleno per topi. Le analisi mediche avevano anche riscontrato che l’assunzione delle sostanze nocive era stata prolungata e ripetuta nel tempo.
Gli investigatori hanno potuto verificare come la vittima, 73enne ed invalida a causa di una precedente malattia, fosse accudita in casa a Cairo Montenotte dalla nuora. In particolare, dalle indagini è emerso come la 48enne, unica persona in casa ad occuparsi dell’anziana invalida, avrebbe in più occasioni somministrato il veleno per topi alla donna verosimilmente mescolandolo nel cibo dell’anziana.
La perquisizione eseguita dai poliziotti della Squadra Mobile ha consentito di rinvenire nell’abitazione in cui viveva il nucleo familiare interessato, un importante elemento probatorio nei confronti dell’indagata, vale a dire una confezione di veleno per topi, Brodi 2.0 (contenente Brodifacoum, sostanza compatibile con quella verosimilmente ingerita dalla vittima) abilmente occultata in un mobile di un ripostiglio.
È ancora al vaglio il ruolo di altri familiari nella dinamica dell’attività delittuosa.
La donna è ora ospitata a casa del figlio e davanti al Gip si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
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