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Venduta "La Stampa": le reazioni della politica

All'indomani dell'annuncio di GEDI della cessione a Sae

Venduta "La Stampa": le reazioni della politica

Dopo mesi di voci, ieri è arrivata la conferma: "La Stampa" non è più torinese. Il Gruppo GEDI e il Gruppo SAE hanno comunicato di aver firmato il contratto preliminare di cessione del quotidiano: in una nota di GEDI si scrive che «la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonché le attività di staff e di supporto alla redazione».

Immediate le reazioni del mondo politico.

Il presidente della Regione Alberto Cirio ha affermato che «la Regione Piemonte segue con attenzione le vicende legate alla vendita del quotidiano "La Stampa" che consideriamo a tutti gli effetti un patrimonio culturale del nostro territorio, oltreché un presidio irrinunciabile di democrazia e libera informazione. Il nostro impegno è prima di tutto a tutela di questo patrimonio e dei giornalisti che ogni giorno lo alimentano con il proprio lavoro e la propria professionalità» aggiungendo che è in già in programma, su richiesta dei sindacati, un incontro con i rappresentanti dei lavoratori il prossimo 13 marzo - con il presidente Cirio e la vicepresidente con delega al Lavoro, Elena Chiorino - e che la Regione è disponibile al confronto con la nuova proprietà, nelle modalità e nei tempi consentiti dalla trattativa in corso.

Marco Grimaldi, vicecapogruppo AVS alla Camera:«Da Sae ci aspettiamo continuità occupazionale. Pretendiamo garanzie». Definisce l'operazione "la svendita di Elkann": «D’altra parte, "La Stampa" non è la Juve e non sono quadri preziosi. Si vede che una stampa libera e plurale è buona merce di scambio con il Governo, che continua a non dire una parola. Sae assicura che l'esperienza maturata nel settore sarà base di un progetto editoriale di lungo termine, che garantirà continuità. Vigileremo sul processo e ci aspettiamo continuità anche sul piano occupazionale: pretendiamo che le aziende dicano parole chiare su questo».

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