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19 Gennaio 2026 - 09:49
C’è un silenzio inquietante che scorre sotto le acque del torrente Pellice. Un silenzio fatto di numeri sempre più piccoli, di nidi che scompaiono, di una specie che rischia di svanire per sempre. Il nuovo monitoraggio annuale della trota marmorata, effettuato tra Vigone e Villafranca Piemonte all’interno della Riserva Naturale della confluenza Po-Pellice, conferma ciò che gli esperti temevano: il declino non si ferma.
Nei giorni scorsi il personale dell’Ente di Gestione delle Aree protette del Monviso ha collaborato con l’ittiologo della Città Metropolitana di Torino Paolo Lo Conte per il tradizionale conteggio dei nidi di questa preziosa specie. I risultati sono impietosi: lungo i 7 chilometri di fiume analizzati sono stati individuati appena 50 nidi, circa il 30% in meno rispetto all’ultimo censimento di due anni fa.
Un dato che diventa ancora più allarmante se confrontato con le prime rilevazioni, iniziate oltre vent’anni fa, quando nello stesso tratto si contavano fino a 250 nidi. In due decenni la popolazione si è ridotta a un quinto: un crollo silenzioso ma costante, che oggi suona come un vero campanello d’allarme.
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Le cause di questo tracollo sono ormai note, ma non per questo meno gravi. In primo luogo c’è l’alterazione dell’habitat naturale: lavori in alveo, dragaggi e modifiche ai sedimenti del fiume hanno compromesso gli ambienti ideali per la riproduzione. A questo si aggiunge l’introduzione, a scopo di pesca sportiva, di altre specie di trote che entrano in competizione con la marmorata, favorendo fenomeni di ibridazione e impoverimento genetico.
La trota marmorata, tipica del bacino del Po e dei suoi affluenti, è un pesce dalle abitudini delicate. Si riproduce tra ottobre e dicembre, quando le femmine depongono le uova in zone a forte corrente, creando nidi riconoscibili sul fondale ghiaioso. Proprio il conteggio di questi nidi consente agli studiosi di valutare lo stato di salute della popolazione: meno nidi significano meno femmine riproduttive, e quindi un futuro sempre più incerto.
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Non si tratta solo di un problema locale. La trota marmorata è una specie di enorme valore naturalistico, tutelata a livello europeo e inserita nell’allegato II della Direttiva Habitat 92/43/CEE. L’EGAP Monviso, in quanto gestore del sito Natura 2000 della Confluenza Po-Pellice, ha il compito preciso di monitorarne la sopravvivenza.
Ma le classificazioni internazionali parlano chiaro: secondo l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) la trota marmorata è in “pericolo critico”, l’ultimo gradino prima dell’estinzione. Un’etichetta pesante, che dovrebbe far riflettere istituzioni e cittadini.
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Il censimento appena concluso non è solo una raccolta di dati: è un grido d’aiuto che arriva dal fiume. Se non si interviene con decisione – ripristinando gli habitat, limitando gli interventi invasivi e regolando le immissioni di specie alloctone – il rischio concreto è di perdere per sempre uno dei pesci più rappresentativi dei nostri corsi d’acqua.
La trota marmorata non è soltanto un animale: è un indicatore della salute del territorio, un patrimonio biologico unico, un pezzo di identità delle nostre valli. Proteggerla significa proteggere l’intero ecosistema fluviale.
Il tempo, però, sta scorrendo veloce come la corrente del Pellice. E questa volta non possiamo permetterci di restare a guardare.
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