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Giornata della memoria: qual è stato il primo film a mostrare l’orrore dei campi di sterminio?

Grandi capolavori ci hanno parlato la tragedia dell'Olocausto. Un film dimenticato è stato il primo a raccontarci di quanto accadde ad Auschwitz.

La prima volta del cinema nei campi di sterminio
Una delle sequenze chiave del film "Norimberga", uscito recentemente e incentrato sul processo ai criminali nazisti avvenuto nell'omonima città tedesca, ci narra di come lo stato d'animo del protagonista, e della platea tutta, venga turbato come mai avvenuto prima, dalla visione inedita al tempo, dei filmati girati nei campi di concentramento che mostrano per la prima volta al volta al mondo le immani atrocità compiute in quei luoghi. Fino a quel momento non si aveva piena consapevolezza della portata di quanto accaduto nei "campi di lavoro", e il racconto dei sopravvissuti ha avuto finalmente certezza storica. Il cinema ci ha narrato anche con grandi capolavori le storie vere o d'invenzione ambientante nei campi di sterminio, con film che attenzionano ancora la memoria sulla tragedia dell'Olocausto. Compiendo un passo a ritroso è giusto parlare di chi questa pagina di storia ha saputo affrontarla per primo. La follia del nazismo era già stata denunciata e parodiata da Charlie Chaplin nel 1940 con "Il grande dittatore" tuttavia allora non si conoscevano ancora i dettagli in merito alle deportazioni. Per questo viene ritenuto che il primo film a parlarci di ciò che avveniva nei campi, tramite una narrazione ambientata all'interno di essi, e non come mezzo documentaristico, è "L'ultima tappa": una pellicola polacca diretta da Wanda Jakubwoska, sopravvissuta ad Auschwitz. È dunque una testimonianza diretta che la regista ha voluto mettere su pellicola nel 1948 girando nei luoghi della sua detenzione nei campi di sterminio. Mostrandoci in parte le atrocità e concentrandosi però sulla ferrea volontà di sopravvivenza delle detenute. La vicenda è realistica e comune a moltissime altre storie familiari narrate in seguito, di chi deportato ha visto perdere i propri cari, di chi ha visto e vissuto condizioni disumane. Una lotta per la sopravvivenza che passa anche dalla fortuna di conoscere la lingua, ed essere utile come interprete e poter avere in salvo la propria sorte. Donando a noi, a liberazione avvenuta, una delle prime forti testimonianze viste al cinema, di quanto è stato.
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