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Il sogno in costume a cui non vogliamo rinunciare: perché Bridgerton "funziona" così bene

Tra retromania e contemporaneità: come le serie in streaming costruiscono una zona di comfort nostalgica — dal richiamo agli anni Ottanta e Novanta di Stranger Things al ritorno di Bridgerton (quarta stagione) firmato Shonda Rhimes

Torna "Bridgerton", la serie che ha reinventato la letteratura Regency

Se c'è una cosa che gli autori delle serie tv dell'era delle piattaforme streaming hanno capito è che se si vuole fare successo bisogna apparecchiare una bella cameretta dove il pubblico (o quanto meno il tipo di pubblico prescelto) possa ritrovare una colossale confort zone, con tutti i riferimenti culturali del proprio immaginario d'elezione, solitamente quello dell'infanzia e dell'adolescenza. Stranger Things è andato a intercettare chirurgicamente il mondo delle generazioni nate negli anni Ottanta e Novanta, ragazzi e ragazze cresciuti tra Stephen King e Stephen Spielberg, tra Stand By Me e La storia infinita scoprendo il gioco di ruolo e immergendosi in mille storie dove adolescenti o bambini, abbandonato il controllo degli adulti, vivevano mille pericolosissime avventure, alla scoperta di sè stessi e del mondo, combattendo contro il governo o giganteschi mostri sovrannaturali.

Chiuso il capitolo decennale di Undici e dei suoi compagni, si prepara un nuovo ritorno, tra retromania e contemporaneità: dal 28 gennaio infatti debutterà la 4ª stagione di Bridgerton. Il più recente parto della fantasia di Shonda Rhimes, autrice "regina Mida" della serialità televisiva statunitense, con all'attivo successi come "Grey's Anatomy", "Private Practice" e "Scandal".

Muovendosi tra il comedy e il romance, Bridgerton è davvero un caso singolare della serialità televisiva: va a pescare spudoratamente nell'immaginario storico, ma prescindendo da qualunque verosimiglianza. Si tratta davvero di un parco giochi, scritto ad uso e consumo di chi è cresciuto o sta crescendo innamorato della scrittura di Jane Austen o delle sorelle Bronte.

Una grande serie in costume a tema Regency, ma che rispecchia un mondo decisamente moderno: un'aristocrazia inglese che comprende volti di tutti i popoli, dall'Africa all'India, e costumi decisamente contemporanei. Ogni stagione della serie segue in particolare la vicenda di un membro della famiglia Bridgerton (e quindi, di converso, anche quelle degli altri, ogni volta da un punto di vista diverso). Un esplicito crossover, insomma, tra moderno e "d'epoca" sottolineato anche dalle scelte di regia (con immagini patinatissime) e da una colonna sonora costituita da riarrangiamenti per orchestra d'archi di brani pop contemporanei. Una scelta che è diventata tendenza: negli ultimi anni questo tipo di rielaborazioni è spopolato sui social e anche nelle città è sempre più frequente vedere concerti di quartetti o quintetti d'archi che ripropongono i brani in questa chiave. 

L'effetto finale è dunque quello del sogno ad occhi aperti, una sorta di "ballo delle debuttanti" televisivo, in cui le aspiranti principesse moderne possono emozionarsi e sentirsi a proprio agio nel loro immaginario preferito, senza scendere a patti con noiose convenzioni d'epoca e, soprattutto, con una morale più aderente al contemporaneo, laddove negli originali di Austen e Bronte siamo di fronte a trasgressioni clamorose per l'epoca ma decisamente "ingessate" per il neoromanticismo contemporaneo.

Julia Quinn: la mente dell'universo di Bridgerton

Nel creare la serie Tv Shonda Rhimes e il suo staff produttivo si è basato sui testi di Julia Quinn: l'autrice americana ha inventato l'universo della famiglia Bridgerton, narrandolo in otto volumi, ma i romanzi rosa a sfondo storico che ha firmato sono molti di più, proponendo ulteriori romanzi e racconti dedicati ai personaggi della serie e ad altri della stirpe, allargando così l'universo narrativo e stilando delle cronache dinastiche di fantasia. 

Un fenomeno di costume

Come già visto anche con il caso di "Emily in Paris" "Bridgerton" è diventato un vero e proprio fenomeno di costume in grado di influenzare (ed essere influenzato) dalla moda. In un contesto del genere, l'attenzione dei fan non è solo sui look sfoggiati da attori e attrici alle premiere ma anche ai costumi indossati nelle puntate della serie. Stando ad alcune riviste di settore, in seguito all'uscita di "Bridgerton" si è registrata un'impennata in rete di acquisti relativi al "corpetto", capo scomodissimo e pressoché estinto... Potere dei media! Nel 2024 la settimana della moda parigina aveva evidenziato chiare influenze tratte dal Regency, con diversi vestiti che risentivano dell'impostazione in stile impero. In linea con il "Body Positivity" del resto Bridgerton è interpretato da attori e attrici di vario aspetto, di ogni carnagione e di ogni taglia: per molte ragazze e ragazzi è quindi una miniera di spunti fashion per valorizzare ogni tipo di fisico insegnando a valorizzare sè stessi invece che "conformarsi" ad ideali irraggiungibili.

In totale sono 7.500 gli abiti realizzati per la serie. Anche qui è stato portato avanti il lavoro di "Contaminazione" tra antico e moderno: la costumista Ellen Mirojnick ha dichiarato di essersi ispirata agli abiti dello stile Impero, optando però per cuciture e soluzioni moderne e una palette di colori vintage che pesca però dagli anni Cinquanta e Sessanta. Inoltre, si è ispirata in particolare alla collezione "New Look" di Dior del 1947 per trovare la giusta sintesi e dare un tocco di freschezza all'immagine del Regency. 

"Cime tempestose" il prossimo evento cinematografico Regency

Per gli amanti del Regency sarà inoltre una stagione particolarmente ghiotta: dal giorno di San Valentino infatti debutterà al cinema il nuovo adattamento del classicissimo della letteratura inglese "Cime tempestose". Con la regia di Emerald Fennell e Margot Robbie e Jacob Elordi nei panni dei protagonisti, il film si candida ad essere l'evento di questo inverno 2026, una rilettura decisamente glamour e moderna del classico di Emily Bronte.

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