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“Il nostro sogno? Una casa dove nessuno si senta mai solo”

Dieci anni a far volare sogni: il Centro Gli Aquiloni festeggia un decennio di inclusione, tra emozioni, sfide e conquiste

 “Il nostro sogno? Una casa dove nessuno si senta mai solo”

10 anni fa nasceva l’Associazione di volontariato “Centro gli Aquiloni”. Due lustri di attività, progetti, speranze e impegno affinché la disabilità possa essere meno difficile da affrontare.
L’attuale presidente Maria Paola Bettega fui tra i soci fondatori e tra i promotori di questa realtà associativa. A distanza di tutto questo tempo le abbiamo chiesto di tirare le somme di quanto fatto e se gli obiettivi prefissi sono stati centrati.

 

 

 

Quando è nato il Centro Gli Aquiloni e cosa vi ha spinto alla sua costituzione?

 
Il Centro Gli Aquiloni è nato dieci anni fa, il 18 gennaio 2016, da un dolore e da una scelta.
È nato da un mio bisogno personale, dopo la diagnosi ricevuta. In quel momento mi sono trovata davanti a un vuoto enorme, un vuoto che dovevo decidere se subire o provare a riempire.
Quando entri nel mondo della disabilità, i pensieri si accavallano, lo smarrimento ti travolge, la disperazione spesso ti toglie il respiro. È come trovarsi davanti a un muro altissimo da scalare, senza sapere cosa ci sarà una volta arrivata in cima. Nel mio muro, a un certo punto, si sono aperte delle crepe. Piccoli spiragli di luce. Il primo è arrivato grazie all’incontro con Luciano Sciandra, allora sindaco di Priola. È stato lui a credere per primo che da quel dolore potesse nascere qualcosa di concreto per tante famiglie. Con il suo sostegno e la sua fiducia, quel vuoto ha iniziato lentamente a prendere forma. È stato il mio primo passo concreto dentro questo mondo. È nato così il desiderio profondo di creare un luogo accogliente, competente e umano, dove bambini e ragazzi potessero trovare opportunità vere e dove le famiglie potessero sentirsi finalmente meno sole. Poco dopo è arrivata Francesca (Berutti ndr), la nostra vicepresidente, e da quel momento non ho più camminato da sola. È stata il mio punto fermo, da sempre.
Insieme abbiamo attraversato tutto. Discussioni, incomprensioni, litigi. Pianti immensi, nei momenti in cui il peso sembrava troppo grande. E poi abbracci altrettanto immensi, quelli che ti rimettono in piedi quando pensi di non farcela. Siamo cresciute insieme, passo dopo passo, imparando non solo a costruire un’associazione, ma a sostenerci come donne, come madri, come compagne di viaggio in questo sogno fragile e meraviglioso.
All’inizio sognavamo semplicemente questo: offrire interventi qualificati, sostenere i genitori nei momenti più difficili, seminare una cultura dell’inclusione. Non immaginavamo che quel piccolo sogno sarebbe diventato una casa per così tante persone.

 

 

Quali sono state le difficoltà più grandi incontrate in questi dieci anni?

 
Le difficoltà sono state tante, e spesso pesanti. All’inizio la sfida più grande è stata trovare le risorse per andare avanti, garantire continuità ai servizi, in un mondo in cui i bisogni crescono più velocemente delle risposte. Ci sono stati momenti in cui sembrava davvero di non farcela. Momenti di stanchezza, di paura, di incertezza. E poi gli anni della pandemia. Tutto ha messo a dura prova famiglie, operatori e volontari. Il fatto di non poter avere un’équipe interamente nostra ci limita ancora oggi nella possibilità di accogliere tutti i bambini e i ragazzi che avrebbero bisogno di noi.
Eppure, in mezzo a tutto questo, abbiamo sempre sentito qualcosa di fortissimo: l’affetto delle persone, la fiducia del territorio. E poi abbiamo avuto un dono immenso: educatrici, psicologhe, OSS straordinarie che continuano a scegliere ogni giorno i nostri ragazzi.
Ogni difficoltà, col tempo, è diventata una lezione.

 

 

 

Quali sono state le soddisfazioni più grandi?

 
La soddisfazione più grande è negli occhi dei nostri bambini e ragazzi. Nei loro piccoli passi avanti, che per loro sono montagne scalate. In un gesto nuovo, in una parola conquistata, in un sorriso. È rendersi conto che ciò che stiamo costruendo non è solo un servizio, ma un luogo vero, reale, dove qualcuno può tornare a respirare. È una gioia immensa vedere famiglie che ritrovano un po’ di fiducia e speranza.

 

 

 

C’è un’iniziativa che più di tutte ha lasciato il segno?

 
Ogni iniziativa ha lasciato qualcosa nel cuore. Forse il segno più profondo non è un singolo evento, ma il cammino stesso: il coraggio di provarci ogni volta, di continuare a sognare anche quando sembra difficile.

 

 

Pensate di aver fatto dei passi avanti? Ci sono state delle conquiste?

 
Forse non spetta a noi dirlo. Ma nel profondo sentiamo di aver fatto la differenza nella vita di qualcuno. Entrare nel mondo della disabilità è come entrare in una tempesta: noi abbiamo provato, con umiltà, a camminare accanto alle famiglie, a rompere silenzi e pregiudizi.

 

Quali sono i vostri progetti futuri?

 
Vogliamo continuare a crescere. Accompagnare i nostri ragazzi dall’infanzia all’età adulta, lavorare sull’autonomia, sull’inclusione lavorativa, sulla dignità e sulla qualità della loro vita.

 

 

Avete un sogno?

 
Sì, abbiamo un sogno grande. Che il Centro gli Aquiloni diventi sempre di più una casa. Una vera casa per le famiglie, dove nessuno si senta mai solo.
Sogniamo un luogo nostro, “la Casa degli Aquiloni”, dove poter abitare, crescere, lavorare, stare bene.
Sogniamo una comunità capace di guardare ogni bambino e ogni ragazzo non per quello che manca, ma per quello che è.
E sogniamo di continuare, ogni giorno, a far volare gli aquiloni. Con amore, con competenza e con passione.

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