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05 Febbraio 2026 - 10:11
La frutta che finisce nei carrelli della spesa a 3 o 4 euro al chilo spesso vale pochi centesimi per chi la produce. È il paradosso denunciato da Coldiretti Cuneo, che accende i riflettori sugli squilibri del valore lungo la filiera frutticola proprio mentre a Berlino prende il via Fruit Logistica, una delle più importanti fiere mondiali dell’ortofrutta. Qui Coldiretti e Filiera Italia portano al centro del confronto un tema chiave: la giusta remunerazione dei produttori.
Il comparto frutticolo cuneese vale oltre 400 milioni di euro, conta circa 12.000 ettari coltivati e più di 4.500 aziende. Numeri da colosso dell’agroalimentare, che però nascondono una realtà fragile: da anni le imprese faticano a coprire i costi e a garantire redditività.
Secondo il presidente di Coldiretti Cuneo Enrico Nada, il problema sta in una ripartizione non equilibrata del valore tra chi produce e chi vende: “Non è ammissibile acquistare frutta come mele, pere o susine a pochi centesimi e ritrovarla sugli scaffali a prezzi moltiplicati”. A pesare, aggiunge, è anche lo strapotere della grande distribuzione, che finisce per comprimere i margini dei produttori.
Non è solo una questione di cifre, ma anche di tempi. Il direttore Francesco Goffredo ricorda che i pagamenti possono arrivare anche 8 o 10 mesi dopo la raccolta, mettendo in crisi la liquidità delle aziende agricole. Una situazione che rende difficile programmare investimenti e innovazione.
Coldiretti punta sulla normativa contro le pratiche sleali e sulla pubblicazione ufficiale dei costi di produzione – come già avvenuto per le nettarine in Piemonte – per costruire un sistema più equo e verificabile. L’obiettivo è evitare che gli agricoltori lavorino sotto costo e trasformare questi strumenti in un metodo stabile, non in iniziative isolate.
Il futuro del settore passa da aggregazione tra gli attori della filiera, qualità certificata, trasparenza dei prezzi e investimenti in sostenibilità e innovazione. Senza una redistribuzione più giusta del valore, avverte Coldiretti, il rischio è vedere indebolirsi uno dei comparti simbolo del territorio cuneese e dell’agroalimentare italiano.
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