Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

Quando il tempo si ferma: torna J’Aboi, il Carnevale che non assomiglia a nessun altro

Riti antichi, costumi in prestito e “ribota” finale tra vino e specialità ormeasche: sabato 14 febbraio a Chionea (Ormea) la tradizione rivive nei Trevi e sulla Balconata

Quando il tempo si ferma: torna J’Aboi, il Carnevale che non assomiglia a nessun altro

Che il Carnevale storico vada in scena: sabato 14 febbraio a Chionea si svolgerà il Carnevale storico J’Aboi.

L’evento organizzato dalla locale sezione del Cai, con l’Associazione culturale Ulmeta, il rifugio Chionea, la Pro loco e il Comune inizierà sabato 14 febbraio alle ore 10 con il Carnevale nei “Trevi” del centro storico; dalle 14.30 partenza dalla chiesa di Chionea passeggiata sulla Balconata fino a Porchette e a seguire la festa con scherzi, canti, balli, scenette per concludersi in allegria nella piazzetta della chiesa per la “ribota” (merenda) finale con specialità ormeasche e vino genuino.

 

 

Quest’anno la festa vuole essere particolarmente inclusiva: la Pro loco di Ormea, infatti, mette a disposizione i costumi tradizionali per chiunque voglia partecipare attivamente alla sfilata e alle scene del Carnevale storico. «Voi mettete la curiosità, lo spirito di festa e la voglia di immergervi in una tradizione secolare. I vestiti li mettiamo noi – annunciano dall’Associazione –. Non serve essere ballerini: conta solo vivere l’allegria del Carnevale e divertirsi».

 

 

Le origini del Carnevale storico di Ormea risalgono alle incursioni dei Saraceni del X sec., quando la popolazione, stanca per le angherie subite per molti decenni da parte delle orde che si erano fermate nell’Alta Valle del Tanaro edificando torri in pietra cilindriche e caverne murate, si era ribellata attaccando gli invasori con ogni sorta di arma. Per festeggiare la vittoria ottenuta e la libertà ritrovata, i giovani si riversarono nelle strade organizzando feste e convivi.

Con il passare dei secoli la festa si trasformò, i giovani fecero abbellire i vestiti con dei nastri, spesso in seta, che vennero tramandati di generazione in generazione. Aboi è stato il termine coniato per indicare questi personaggi, che si lega agli Abbà di altri Carnevali storici delle Alpi Occidentali.

 

 

La festa era naturalmente partecipata solo da maschi in quanto le ragazze non potevano allontanarsi da casa se non sotto una stretta sorveglianza dei famigliari. Le testimonianze delle ultime edizioni fino all’inizio degli anni ‘50, riferiscono di gruppi di Aboi che partendo dalla frazione di Chionea trascorrevano la settimana di Carnevale spostandosi lungo i sentieri e le mulattiere di montagna da una borgata all’altra raccogliendo viveri e vino, organizzando balli e scherzi fino alla domenica sera che terminava la festa con un grande banchetto, “a ribota”.

Un Carnevale, dunque, che risale ai tempi dei tempi, rinato grazie alla grande comunità ormeasca. Per informazioni: 333 676 2645.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x