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01 Marzo 2026 - 15:41
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Una mattinata piena di domande, stupore e sogni che profumano di alta quota. I bimbi e le bimbe della Scuola primaria hanno incontrato, nel salone “Alberto Bianco” della sede del Parco delle Alpi Marittime a Valdieri, alcuni dei rifugisti locali per scoprire cosa significa davvero vivere e lavorare in montagna.
Davanti a loro Andrea, Paolo e Susanna, gestori rispettivamente dei rifugi Valasco, Morelli-Buzzi e Genova, nel cuore dell’alta Valle Gesso. E non è stato un incontro qualunque: i piccoli studenti si sono presentati con una vera e propria “milionata” di domande, preparate in aula insieme alle insegnanti.
Come arrivano le scorte alimentari lassù?
Come si fa a servire un piatto caldo a 2.000 metri?
Cosa succede quando l’acqua scarseggia?
E soprattutto: come si diventa rifugisti?

L’iniziativa, nata grazie al bando “La montagna entra a scuola” (vinto dalle docenti) e sostenuta dal Parco con la disponibilità dei gestori, ha aperto ai più giovani le porte del “dietro le quinte” del rifugio. I bambini hanno scoperto che dietro una semplice polenta servita in tavola c’è un lavoro complesso, fatto di organizzazione, fatica, rispetto delle risorse e attenzione all’ambiente.
Tra i temi emersi con forza, quello della passione: ingrediente fondamentale per scegliere di vivere in quota, ma non sufficiente da solo. Per gestire un rifugio bisogna imparare il mestiere, conoscere la montagna, saper affrontare imprevisti e limiti. Perché l’ambiente alpino è fragile, prezioso e chiede rispetto, soprattutto in un tempo in cui la scarsità d’acqua e i cambiamenti climatici rendono tutto più delicato.
La mattinata si è conclusa con un lavoro di gruppo per le classi IV e V: poster colorati e messaggi chiari destinati ai rifugi e agli esercizi commerciali della valle, per sensibilizzare escursionisti e visitatori sulle buone pratiche in montagna. Un modo concreto per trasformare la curiosità in responsabilità.
E il compito per l’estate 2026? Andare a trovare i loro nuovi amici rifugisti direttamente nei rifugi.
Un invito a mettersi in cammino, con lo zaino pieno di consapevolezza e magari, per qualcuno, con un sogno nuovo nel cuore: diventare un giorno custode delle terre alte.
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