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01 Marzo 2026 - 18:08
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Un effetto domino che parte dalle esplosioni e arriva fino ai tabelloni negli aeroporti di mezzo mondo. Dopo i raid del 28 febbraio condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la tensione in Medio Oriente è salita bruscamente: dalla serata di sabato, Teheran ha avviato la propria rappresaglia, colpendo basi Usa nell’area, e interessando anche zone civili degli Emirati Arabi Uniti. A Dubai, secondo quanto riportato, è stato colpito anche l’aeroporto internazionale, con conseguenze immediate sulla circolazione aerea.
Il risultato è uno scenario che non si vedeva da anni: una massiccia interruzione globale del trasporto aereo, paragonata per portata solo a quella vissuta durante la pandemia. Tra ritardi, cancellazioni e dirottamenti, le principali compagnie stanno rivedendo rotte e operatività su scala internazionale.
Diverse big del settore hanno già annunciato stop o forti limitazioni: tra i vettori citati figurano Emirates, Etihad, Air France, British Airways, Air India, Turkish Airlines e Lufthansa. Nel frattempo l’EASA, l’agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione, ha diffuso un bollettino sulle zone di conflitto raccomandando alle compagnie di non operare nello spazio aereo interessato, a tutte le altitudini, almeno fino al 2 marzo.
Le cifre raccontano l’ampiezza dello shock. Secondo i dati di Flightradar24, riportati da SkyTg24, solo nella giornata odierna risultano oltre 3.400 voli cancellati in sette dei principali aeroporti della regione. E, considerando l’effetto a catena a livello globale, alcuni media internazionali parlano di oltre 5.000 cancellazioni complessive.
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il problema tecnico: Flightradar24 segnala infatti episodi importanti di spoofing e jamming dei segnali GPS in tutta l’area, una criticità che può rendere più rischioso il transito anche lungo i corridoi ancora aperti.
Le mappe dei tracker di volo mostrano una situazione eloquente: un vero e proprio “vuoto” quasi totale sopra l’Iran e i Paesi limitrofi, con il traffico deviato in massa su rotte alternative, soprattutto attraverso Egitto e Arabia Saudita. Le tratte più penalizzate sono quelle tra Europa e Asia: per evitare l’intera regione, i voli sono costretti ad allungare i percorsi, con conseguenze su tempi di viaggio e costi del carburante.
Intanto, negli scali, l’onda lunga della crisi si traduce in attese, riprotezioni, coincidenze saltate e migliaia di persone bloccate. E mentre la situazione geopolitica resta fluida, anche i cieli — per ora — continuano a chiudersi.
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