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07 Marzo 2026 - 12:02
«Sono stata stuprata dall’editore della redazione per cui lavoravo». È una delle testimonianze che emerge dal report pubblicato da IrpiMedia: un'inchiesta "che fa male", ma proprio per questo importantissima e da diffondere, che tocca da dentro il mondo del giornalismo.
Cento interviste ad altrettante giornaliste che lavorano o hanno lavorato per agenzie di stampa, testate online e cartacee, radio e tv italiane, per altrettanti episodi di discriminazione, molestie, ricatti sessuali, stupri e tentate violenze. È questo il contenuto di "Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani", nuova inchiesta a firma delle freelance Alessia Bisini, Francesca Candioli, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi (che compongono il collettivo Espulse), in collaborazione con IrpiMedia.
«Non c’erano mai stati segnali che mi avessero fatto avere paura di lui - racconta una giornalista che ha scelto di restare anonima, con lo pseudonimo di "Adele" -. Era un padre di famiglia, mi sembrava una persona per bene. Un giorno mi ha aggredita nel suo ufficio: io prima ho cercato di respingerlo, poi mi sono bloccata perché avevo paura di essere picchiata. La violenza è durata una ventina di minuti». Adele, una volta in strada, ha cominciato a piangere ed è andata alla stazione dei treni, pensando di buttarsi sui binari.
Inizialmente non ha raccontato nulla a nessuno. Qualche giorno dopo si è confidata con un collega della redazione che però ha pensato che lei si fosse inventata tutto e le ha affibbiato l’appellativo di “psycho”. «Mi sono messa in malattia e poi licenziata», racconta. Il malessere è aumentato nel corso dei mesi successivi fino a quando Adele ha tentato il suicidio.
L’inchiesta nasce da 100 interviste a giornaliste, assunte e freelance, di agenzie di stampa, testate online e cartacee, radio e televisioni italiane. In tutti i casi sono state denunciate discriminazioni di qualche tipo, da stupri e tentati stupri, a baci forzati e mani addosso, molestie verbali, ricatti sessuali e discriminazioni di genere.
A compiere le molestie e le discriminazioni sono stati, in gran parte dei casi, direttori e caporedattori. Il picco degli abusi è avvenuto quando le giornaliste avevano fra i 25 e i 34 anni. A essere colpite sono, quasi in egual misura, freelance e assunte.
Tra le dinamiche documentate, anche le conseguenze sulla salute mentale di chi ha subito violenze e abusi, con tentativi di suicidio e frequente ricorso a psicoterapia e psicofarmaci per arginare il malessere. Nonché interruzioni di carriera, periodi di disoccupazione e perdita di reddito. Una delle fonti ha chiesto a uno studio di consulenti del lavoro di calcolare il danno economico subito a causa di un ricatto sessuale. La cifra, elaborata su 22 anni di lavoro, supera il milione di euro.
Riportate anche dinamiche di sessismo che incidevano sul lavoro e il rispetto delle carte deontologiche: «Mi prendevano in giro perché volevo usare un linguaggio corretto - afferma un'intervistata -. Mi dicevano che ero una fissata». In altri casi, nascevano discussioni per ottenere un titolo o una foto non sessualizzante.
«Le testimonianze di questa inchiesta si riferiscono a fatti recenti o di pochi anni fa, fino ad arrivare a vicende più datate ma che hanno ancora ripercussioni sul presente in termini psicologici ed economici - scrive IrpiMedia -. Del campione esaminato, tutte le giornaliste hanno testimoniato di avere subito molestie sessuali – violenza sessuale, tentata violenza sessuale come baci forzati e mani addosso, molestie verbali, ricatti sessuali – o discriminazioni di genere. A compierle nel 2% dei casi sono stati editori, nel 43% direttori, mentre nel 26% caporedattori. Il picco degli abusi (61%) è avvenuto quando le croniste avevano tra i 25 e i 34 anni, il 15% tra i 18 e i 24 anni e il 16% tra i 35 e 44 anni. A essere colpite sono, quasi in egual misura, freelance e assunte».
Del problema si era già occupata la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) nel 2019 con un sondaggio realizzato in collaborazione con la statistica Linda Laura Sabbadini. L’85% delle 1.132 giornaliste che avevano partecipato all’indagine del sindacato dei giornalisti aveva dichiarato di avere subito molestie almeno una volta nel corso della vita professionale. Sono trascorsi sette anni dalla pubblicazione di quell’indagine e la nostra inchiesta dimostra che il fenomeno persiste.
L'inchiesta - realizzata anche grazie a un crowdfunding e al supporto della Fnsi, dell'Ordine nazionale dei giornalisti, dell'Ordine del Piemonte e di quello del Trentino - segue la pubblicazione di "Voi con queste gonnelline mi provocate" (2024), un'indagine sulle molestie e gli abusi di potere nelle scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine.
A questo link si trova l'intero report.
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