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19 Marzo 2026 - 11:51
La Meloni va al podcast di Fedez, Fedez invita la Meloni. Apriti cielo. Che hanno combinato Davide Marra e Fedez? Che sta succedendo nel mondo della comunicazione politica? Gli influencer stanno facendo i giornalisti? I politici preferiscono i podcast ai giornali?
Sì. La comunicazione politica sta cambiando. Non da ieri. Da un po'. Ma prima di decidere - a priori - se questo sia un bene o un male, è necessario provare a capire come e perché è avvenuto. Perché nel mondo della comunicazione, le cose non avvengono quasi mai "per caso".
Partiamo da due anni fa: 23 aprile 2024.
Che accadde il 23 aprile 2024? Accade che Fedez (che per qualcuno è "solo" un rapper, ma ci arriviamo dopo) viene intervistato da Marco Cappelli nel podcast "Gurulandia".
E afferma, in modo palese: «Io credo di poter aprire una piattaforma podcast da 150 milioni di euro. Sapete perché? L'editoria tradizionale non ha il cambio generazionale. La "generazione Z" e i giovanissimi seguono solo i podcast. E io farò qualcosa che creerà un nuovo capitolo dell'editoria».

L'intervista è tutt'ora on line. Fedez parla della crisi dell'editoria e dei giornali, della possibilità (o necessità) di trovare nuovi canali di comunicazione. Lo fa in modo molto aggressivo, con forti critiche.
Nulla di strano: Fedez e i giornali nazionali... non si amano. Una vasta fetta del mondo del giornalismo considera gli influencer (a torto o a ragione) un canale pericoloso per l'informazione, perché risponde a logiche non deontologiche ma di mercato. La risposta del rapper-influencer è che... nemmeno il giornalismo, oggi, "se la passa bene" in quanto a deontologia.
È un problema reale, che chi vive in questo mestiere conosce molto bene.
Facciamo un salto avanti di qualche mese: novembre 2024.
Qualche mese dopo quell'intervista (che oggi, molti, stanno tornando a vedere), esordisce il nuovo format condotto da Fedez e dal suo nuovo socio (in senso societario, di business) Davide Marra ("Mr Marra", per la rete): "Pulp Podcast".

Lì per lì, non sembra una cosa strana. È una novità solo a metà, o meglio: era una novità attesa.
Soprattutto per i fan di Fedez, che erano ansiosi di sapere cosa sarebbe accaduto dopo che il rapper era uscito dalla sua precedente "creatura" su Youtube, il podcast "Muschio selvaggio".
Perché il duo Fedez-Marra non si forma così, all'improvviso: viene dalla "seconda vita" di "Muschio selvaggio", un format precedente messo su da Fedez col suo ex-mate Luis Sal. Un format che si era concluso in modo non proprio "leggero" nello stesso 2024, con una serie di strascichi (anche economici) di cui sui media di settore si era parlato parecchio.
"Muschio" era un canale Youtube nato con uno scopo molto più legato all'intrattenimento. Gli ospiti di profilo culturale (es: il prof Alessandro Barbero) c'erano, ma erano stati una minoranza.
Il taglio era colloquiale, nel podcast passano vip, personaggi del mondo dello spettacolo, della TV, qualche autore. I temi erano talvolta seri, ma molte altre volte di natura completamente diversa. Interessanti? Per chi cerca un po' di fruizione "per riempire il tempo libero", sicuramente sì. Nulla di più.

Nel 2024, in mezzo alle polemiche su Sanremo e al caso-Balocco che travolge Chiara Ferragni (e al divorzio del rapper-infuencer), arriva la notizia che i due soci fondatori e conduttori del "Muschio" si separano. Dissing a parte - ci furono un paio di video, diventati molto virali e "memizzati" che facevano intendere quale fosse il clima - stiamo parlando di un piccola tempesta legale, economica, aziendale e mediatica.
Perché, lo scriviamo per chi ancora credesse che chi fa contenuti su Youtube stia solo "facendo un po' di views": queste sono aziende. Aziende che fatturano centinaia di migliaia di euro, se non milioni. Pensare che gli influencer siano "robetta", nell'era della comunicazione digitale, significa non aver capito che si sta parlando di una professione reale e di un mercato reale.
Dicevamo: nel bel mezzo della "crisi di Muschio Selvaggio", Luis Sal viene sostituito da Davide Marra. E qui cambia tutto. Il "Muschio" imbocca una strada completamente diversa e diventa un canale molto più orientato al commento sull'attualità, in alcuni casi addirittura all'approfondimento, rispetto al mero entertainment.
Il nuovo podcast porta su Youtube un format che nella "forma" è abbastanza classico, le interviste-chiacchierate davanti al microfono, ma con due grandi vantaggi: un'enorme potenza promozionale, mediatica/economica (quella di Fedez) e una notevole preparazione sui temi di attualità (quella di Marra - e non riconoscerlo sarebbe da ipocriti).
Il podcast, che nelle sue precedenti stagioni stava fuori dall'attualità e dalla politica (per scelta), comincia a portare ospiti come Pietro Orlandi, Marco Travaglio, Mario Adinolfi, Roberto Saviano (che comunque c'era già stato in precedenza ma che, nella seconda puntata, parla del caso Tortora).

Facciamo due parole sulla comunicazione, sui toni e sull'approccio dei due conduttori/podcaster.
Fedez, che per molti continua a essere "un rapper" e "un influencer", è in realtà un professionista della comunicazione alla guida di una società che macina centinaia di milioni di euro. Al di là delle sue posizioni sui temi di attualità (vedasi la questione DDL Zan) e del gossip che ruota attorno alla sua vita personale e a quella della sua ex moglie Chiara Ferragni, Fedez ha dimostrato negli ultimi due anni di essere un manager molto esperto nel ramo della comunicazione contemporanea.
La sua fortuna è quella di essere un personaggio "cross-mediale" (oppure: la sua abilità comunicativa è quella di essersi costruito, strategicamente, questa caratteristica): parte dalla musica ma si sposta sulle piattaforme digitali alternando contenuti di molti tipi diversi. Che, di conseguenza, lavorano (e fatturano) con brand molto diversi.
E poi c'è Davide Marra: è un personaggio molto interessante, che gioca su un'immagine macchiettistica, con un'apparenza spavalda (abbronzato, palestrato, tatuato etc) ma con una cultura e una capacità di approfondimento superiore alla media dei podcaster italiani. L'anti-macho con l'estetica da macho, che in passato ha trattato temi molto vicini ai giovani (specie sulla sessualità) ma con un taglio serio. Con un dettaglio: è del 1991, non ha ancora nemmeno 40 anni.
Quanto ha fatto con l'ex team del "Cerbero Podcast", e più di recente con i "Criticoni", mette in luce il suo percorso, soprattutto in ambito pop-nerd quale quello toccato da altri suoi compagni di streaming come Moccia e il recentemente scomparso Federico Frusciante, indimenticato e indimenticabile esperto di cinema.

Quando "Pulp Podcast" esordisce, si capisce subito che le carte in tavola saranno molto diverse dalle "chiacchiere da bar": anche se il tono resta colloquiale, il podcast dedica puntate al caso Cucchi, Aldrovandi, Banda della Magliana, scandali del Vaticano, al Mostro di Firenze e a Unabomber, all'omicidio Meredith Kercher.
Ma poi parla di massoneria, di P2 e di intrecci con la politica, parla esplicitamente di mafia, camorra e 'ndrangheta, della "trattativa" tra clan e gli apparati dello Stato, fa intervenire ospiti politici (Renzi, Vannacci, Calenda, Gasparri, Tajani).
Piccola parentesi: personaggi di questo tipo (in primis i politici) hanno, al loro fianco, segreterie e staff marketing che non lavorano "a caso". La presenza di alcuni di questi volti è indice del fatto che alle spalle della singola puntata, della clip o della messa in onda, c'è un lavoro che non è poi molto diverso da quello editoriale.
Anzi: è praticamente la stessa cosa.

"Pulp" introduce una lunga serie di contenuti a pagamento, riservati agli abbonati. Scandalo? Ma assolutamente no, non è nulla di nuovo: i contenuti gratis si stanno riducendo in tanti altri canali.
In poco più di un anno, Pulp Podcast ha superato la quota di 300 mila iscritti, mettendo a segno numeri di visualizzazione altissimi: la puntata con Roberto Vannacci ha raggiunto 1,8 milioni di views, quella dedicata alla Banda della Magliana 1,4 milioni.
Ma se quello che è successo su Youtube è interessante, lo è ancora di più quello che sta facendo "Pulp" su Instagram: ha pubblicato contenuti originali dall'Ucraina con l'inviato Ivan Grieco (che ha intervistato anche soldati feriti, non "materiale da riporto"). Tratta temi di politica internazionale, da Gaza a all'Iran solo per citare le questioni più recenti, ma anche le violenze dell'ICE negli USA, il caso Epstein, il Venezuela, il traffico di droga.
Tutti argomenti che il mondo del giornalismo conosce bene.
E allora, dove sta il punto?
Il punto è che "Pulp Podcast" è un canale che intercetta - soprattutto su Instagram - milioni di utenti che non leggono i giornali e non guardano la TV. O non lo fanno più.
Al di là del contenuto delle singole puntate, o delle idee che si possono avere sul manager (Fedez), oggi "Pulp" è un podcast che dedica puntate a temi di attualità. Ma a differenza di altri Youtube-podcast sull'attualità, sulla politica nazionale o internazionale (ne citiamo uno su tutti: Breaking Italy di Alessandro Masala), questo lo fa con un tono di voce e un approccio "pop", molto pop.
Alternando temi "mondiali" a qualche incursione su questioni più leggere:

Risultato: milioni di giovani, fra un'intervista sanremese e l'altra, si trovano a scrollare (e a vedere) contenuti video che parlano di camorra, servizi segreti, magistratura, politica, Gaza.
Fedez & Marra non sono arrivati fin qua "all'improvviso". Anche se qualcuno se ne è accorto solo ieri.
E ora siamo al momento in cui, dopo aver intervistato Ilaria Salis, Gratteri, Calenda, Fratoianni, Di Pietro, accade che Fedez e Marra annunciano come ospite la Meloni.
E il "mondo di fuori", di colpo, si rende conto che un podcast "di due influencer", categoria odiatissima da certe generazioni (Fedez, poi!), ha come ospite la premier. La presidente del Consiglio. A tre giorni dal giorno del voto sul referendum.
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È fin troppo ovvio, oggi, discutere sull'opportunità o sulla legittimità di un intervento come questo. La Meloni parlerà di temi politici (referendum compreso) senza un contradditorio politico, in un contesto non giornalistico e in una data "pericolosamente" vicina a quella delle urne.
Dire che la Meloni abbia fatto una scelta "strategica", anzi "conveniente", è scoprire l'acqua calda: è stata invitata a parlare su un canale che intercetta milioni di giovani, un pubblico diverso dalla TV, forse meno orientato e polarizzato: è evidente che le conviene.
Così come è evidente che i due conduttori Fedez & Marra hanno fatto un bel colpo: i contenuti di quell'intervista saranno visti da milioni di persone.
No: non sono due giornalisti. E no: "Pulp" non è un giornale". Questa intervista si svolgerà fuori da ogni paletto deontologico.
Attenzione: non stiamo dicendo che sarà un'intervista "scorretta" o "in ginocchio". Magari sarà condotta in modo impeccabile. Il punto è un altro: la presidente di un Consiglio ha scelto un canale non giornalistico per parlare al Paese, agli elettori, alla gente.

Torniamo a due anni fa: a quel 23 aprile 2024, quando Fedez affermò: «Io farò qualcosa che creerà un nuovo capitolo dell'editoria».
Oggi, a due anni di distanza, è evidente che il procedimento è compiuto: il suo nuovo podcast, anche se non è una testata giornalistica (o non lo è ancora? c'è chi dice che lo diventerà, che verrà registrato come testata in Tribunale molto presto), è diventato un media che tratta i medesimi temi.
Ha inviati all'estero e in giro per l'Italia. Ha una redazione, una direzione, un approccio sempre meno "derivativo".
Il prossimo step avverrà se e quando i politici avranno calcolato che esporsi e farsi intervistare a "Pulp Podcast" è conveniente quanto intervenire al TG sulle reti nazionali o ai talk generalisti, come "Di martedì" di Floris o dalla Gruber a "Otto e mezzo", da Giletti, da Del Debbio.
Cosa manca ancora? Il passo contrario, necessario a quella fetta di pubblico che segue solo il mainstream e che ancora è legato solamente alla TV: quando Fedez & Marra verranno invitati su L7 o Rai "alla pari" degli altri giornalisti/opinionisti che intervengono nelle trasmissioni.
Non lo scriviamo a caso: è esattamente quello che il rapper-influencer ha detto di aver chiesto a Floris un giorno fa, in cambio della concessione del materiale video di "Pulp" da mandare in onda (e che, per ora, non è stato fatto).
A Fedez e Marra è "necessario", almeno per ora, salire questo gradino mediatico per poter ottenere lo status di "opinionista" che, in mancanza di un tesserino da giornalista, solo l'esposizione in TV ti può dare. Esattamente come è avvenuto per la sua "arcinemica" (ma, di fatto, collega) Selvaggia Lucarelli.
Ma questo non riguarda solo loro.
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