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La sfida del Nepal per la sostenibilità dell’Everest

Permessi a 15.000 dollari e nuove regole anti-rifiuti — obbligo di riportare almeno 8 kg (2 kg dai campi alti), sacchetti ecologici tracciati per gli escrementi e inventario dettagliato per limitare sovraffollamento e inquinamento

La sfida del Nepal per la sostenibilità dell’Everest

L’EVEREST DA KALA PATTHAR - FOTO WIKIMEDIA, JAMES HEILMAN

Raggiungere la vetta della montagna più alta della Terra rimane ancora oggi uno degli obiettivi più ambiti da parte di molti alpinisti internazionali. A tutti loro, però, negli ultimi anni si sono aggiunti appassionati e turisti facoltosi decisi a mettersi in gioco per dimostrare agli altri e a sé stessi la propria resistenza fisica e atletica. Un selfie da 8.848 metri di quota, dopotutto, non ha prezzo. O forse sì.

Al fine di limitare l’accesso alla cima più elevata del pianeta, infatti, e nell’ottica di rendere più sostenibile ciascuna spedizione alpinistica, il governo del Nepal ha innanzitutto deciso di portare a 15.000 dollari il costo di ottenimento del permesso di scalata all’Everest. Un primo disincentivo economico che si somma ad altre regole ferree che entreranno in vigore proprio nella stagione in corso.

In particolare, è stata adottata una nuova regolamentazione dalla Sagarmatha Pollution Control Committee che imporrà maggiori obblighi a ciascun alpinista in materia di gestione dei rifiuti, intensificando gli appositi controlli.

A partire dal 2026, dunque, ogni alpinista dovrà riportare a valle almeno otto chilogrammi di rifiuti e, di questi, almeno due chilogrammi dovranno provenire dai campi alti, sopra il Campo 2. Ogni scalatore, inoltre, avrà l’obbligo di praticare la raccolta differenziata in tutti i campi e di utilizzare i sacchetti ecologici ufficiali e tracciati per gli escrementi umani.

Ciascuna spedizione, ancora, dovrà dichiarare nel dettaglio tutto il materiale portato in quota all’inizio e alla fine dell’attività, per verificare che nulla venga abbandonato. Un approccio nepalese più stringente e sanzionatorio, insomma, che cerca di porre rimedio all’inquinamento dei campi più alti (in particolare del Campo 4 al Colle Sud a circa 7.900 metri), ma che tenta soprattutto di prevenire gli eventuali problemi di sovraffollamento dettati dalla chiusura alle spedizioni straniere per tutto il 2026 del versante tibetano decisa dal governo cinese. Una salita, quella all’Everest, che diventa dunque sempre più complessa anche per obblighi e portafoglio.

 

a cura di GABRIELE GALLO

 

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