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La lebbra non è una malattia del passato, il miele della solidarietà che aiuta a sconfiggerla

Sulle piazze e nelle Parrocchie del Monregalese tornano le giornate a cura dei volontari AIFO

La lebbra non è una malattia del passato, il miele della solidarietà che aiuta a sconfiggerla

Foto, pagina Facebook "Aifo inclusione e cura"

Il "miele della solidarietà" per sconfiggere la lebbra. In vista della prossima Giornata mondiale dei malati di lebbra, a calendario da 73 anni nell’ultima domenica di gennaio, sono in programma diverse giornate, a cura del gruppo AIFO (Associazione italiana Raoul Follereau) con presenza di volontari nelle parrocchie. Questa presenza è già avvenuta domenica scorsa a Farigliano e Dogliani. Quindi sono in programma analoghe iniziative domenica 18 gennaio a Ceva, domenica 25 gennaio a Mondovì Altipiano Sacro Cuore, al Ferrone ed a Breo.

L'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO) è in prima linea nella lotta contro la lebbra, promuovendo progetti di diagnosi, cura e riabilitazione nei Paesi endemici (come India, Brasile, Mozambico) e sensibilizzando l'opinione pubblica, poiché la malattia, curabile ma ancora diffusa, causa emarginazione e disabilità. Obiettivi chiave di AIFO puntano ad interrompere la trasmissione, a prevenire le disabilità ed a garantire l'inclusione sociale delle persone colpite, attraverso approcci multisettoriali e il sostegno alla ricerca scientifica e ai diritti umani. 

La lebbra non è ancora una malattia del passato. Nel 2023 sono stati diagnosticati 183.000 nuovi casi nel mondo, con maggior impatto in Africa, Americhe e Sud-Est Asiatico. Tra questi, 10.322 bambini e bambine al di sotto dei 15 anni, a dimostrazione che la trasmissione è ancora attiva e precoce. 9.729 persone con diagnosi tardive, spesso segnate da gravi disabilità.
Dal 1961, AIFO - Inclusione e Cura è portabandiera della lotta alla lebbra, con attività di prevenzione e formazione basati su un approccio ben preciso: l’approccio dei "Tre Zeri".
  • Zero trasmissione: impedire che la malattia si diffonda nella popolazione
  • Zero disabilità: intervenire prima che la malattia provochi danni permanenti.
  • Zero discriminazione: combattere lo stigma che isola e marginalizza chi è colpito.
«Oggi la lebbra si può curare – spiegano da Aifo –, ma solo un impegno globale e costante può garantire che nessuno sia lasciato indietro, restituendo dignità, diritti e speranza a tutte le persone colpite».
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