Una pagina importante della storia dell’editoria italiana potrebbe essere vicina ad una svolta. Gedi ha avviato una trattativa in esclusiva con il gruppo SAE per la cessione de La Stampa, il quotidiano simbolo di Torino. Sul tavolo, secondo le indiscrezioni pubblicate da Ansa, non c’è solo la testata, ma anche tutto ciò che le ruota attorno: asset collegati e attività di printing, comprese le rotative. Una mossa che apre scenari nuovi e delicati, destinati a far discutere.
Ansa afferma che la notizia è già stata comunicata ufficialmente al direttore e al Cdr del giornale. Secondo quanto trapela, l’operazione rappresenterebbe per Gedi un passaggio strategico, mentre per SAE un rafforzamento decisivo del proprio progetto editoriale.
Un editore “di mestiere” e una rete già consolidata
Fonti vicine a Gedi, intercettate sempre da Ansa, vogliono sottolineare gli eventuali vantaggi della proposta SAE. In primo luogo, la figura del presidente e amministratore delegato Alberto Leonardis, considerato un editore con solida esperienza nel settore. Inoltre, il gruppo SAE dispone già di un network di testate radicate nei territori: Il Tirreno, La Nuova Sardegna, La Provincia Pavese, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara. In questo sistema, La Stampa potrebbe portare la sua dimensione nazionale. A rafforzare il progetto, inoltre, c’è l’apertura di SAE al coinvolgimento di soggetti istituzionali piemontesi, un elemento che aggiunge una prospettiva di lungo periodo e punta a dare stabilità industriale all’operazione.
Il PD: “Serve responsabilità, non finanza”
Ma la trattativa non passa inosservata sul piano politico e sociale. A intervenire è Gianna Pentenero, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Piemonte, che invita a “grande attenzione e senso di responsabilità”.
“La Stampa non è una testata come le altre – sottolinea – ma un presidio storico dell’informazione piemontese e torinese, con una proiezione nazionale costruita in oltre un secolo di storia”.
Pentenero mette alcuni paletti chiari: tutela dell’identità editoriale, mantenimento del radicamento a Torino e in Piemonte e, soprattutto, salvaguardia dei livelli occupazionali, non solo in redazione ma anche nelle attività collegate, incluse le rotative.
La richiesta è netta: garanzie chiare e trasparenti su lavoro, autonomia editoriale e investimenti. Perché – conclude – “il pluralismo dell’informazione e il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori non possono essere subordinati a una mera operazione finanziaria”.
Una partita che riguarda tutti
La possibile cessione de La Stampa non è solo un affare tra editori. È una partita che tocca identità, lavoro, informazione e democrazia. Se il giornale che per generazioni ha raccontato Torino, il Piemonte e l’Italia intera cambierà casa, lo deve fare sotto gli occhi vigili di un territorio che chiede una cosa sola: che la storia non venga sacrificata al bilancio, ma diventi la base per costruire il futuro.