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27 Gennaio 2026 - 10:49
Gli adolescenti italiani stanno male. Un malessere che si manifesta in forme diverse: violenza di strada, autolesionismo, isolamento sociale, suicidi, l’abbandono del dialogo con amici e genitori optando per una relazione virtuale con le chatbot. Questa crisi “epidemica” dell’adolescenza è il tema che l’Ordine dei medici di Torino ha scelto di affrontare in un focus pubblicato nell’ultima edizione della sua rivista trimestrale, Il Punto, pubblicata on line sul sito di OMCeO.
«Riteniamo che l’Ordine dei Medici non possa non aprire una riflessione approfondita su un problema di questa rilevanza per la salute delle giovani generazioni - commenta il presidente di OMCeO Guido Giustetto - Come testimoniano gli articoli pubblicati sulla nostra rivista, questo malessere così diffuso è riscontrato ogni giorno dai medici al pronto soccorso, dove arrivano accompagnati da genitori sempre più disorientati e confermato dai dati in costante crescita forniti dai neuropsichiatri, preoccupati per la carenza di posti letto dedicati a pazienti sempre più giovani che necessitano di un approccio multidisciplinare».
I NUMERI PIEMONTESI
A Torino e in Piemonte, i dati sono allarmanti. Li riassume, riflettendo su cause e possibili soluzioni (l’intervista è riportata interamente sul sito), Raffaella Anichini, neuropsichiatria infantile, responsabile del Day hospital psichiatrico terapeutico dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino e coordinatrice della Commissione di Neuropsichiatria e transizione all’età adulta di OMCeO Torino.
In primo luogo si registra, racconta, “un significativo abbassamento dell’età di esordio: se il picco si collocava intorno ai 14 anni, oggi vediamo sempre più spesso ragazzi di 10-11 anni, e anche più piccoli”. Secondo uno studio multicentrico universitario, le consulenze di neuropsichiatria infantile del Dipartimento di emergenza e accettazione del Regina Margherita sono aumentate da 319 nel 2018 a 1.694 nel 2022, stabilizzandosi poi su questa tendenza molto elevata. Un aumento del 294% dei disturbi alimentari, del 297% dell’ideazione suicidaria e del 249% dei tentativi di suicidio. La caratteristica dominante è la complessità bio-psico-sociale: gli adolescenti arrivano in ospedale con un mix di sintomi che si traducono in un blocco evolutivo. Sul piano clinico, oltre il 30% delle richieste riguarda agitazione psicomotoria, il 20% disturbi alimentari, il 17% un tentativo di suicidio o un’importante ideazione suicidaria e autolesionismo, il 16% ansia acuta”.
COSA SI FA E COSA SI DOVREBBE ANCORA FARE
Gli adolescenti, commenta Anichini “appaiono al capolinea di un percorso per il quale sentono di non avere più risorse”. E’ dunque necessaria “una gestione tempestiva e complessa di tipo multidisciplinare integrato ed è fondamentale che possano restare il più possibile nel proprio contesto di vita”. La rete piemontese per l’accoglienza delle emergenze-urgenze psichiatriche non è tuttavia omogenea su tutti i territori, a causa di carenze di personale e lunghe liste d’attesa. “Nel 40-50% dei casi i ragazzi avrebbero bisogno di un percorso intraospedaliero, ma il reparto dell’ospedale Infantile dispone di 18 letti, unico riferimento regionale per la psicopatologia acuta e complessa adolescenziale, con un tasso di occupazione sopra al 100% , salita fino al 200% durante il Covid. In mancanza di posti, vengono in aiuto le pediatrie interne del Regina Margherita o le pediatrie, cosiddette “rafforzate”, delle Asl. Un percorso semi-residenziale di day hospital psichiatrico terapeutico, che consente di mantenere i ragazzi nel loro contesto di vita in collaborazione con Asl e scuole, è una delle iniziative avviate al Regina Margherita. E nel 2020 si è aggiunto un percorso pomeridiano-serale per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, aumentati del 191% fino a rappresentare circa il 50% degli accessi totali, passati da 3.000 nel 2021 a 5.170 nel 2024”.
NON CHIAMATELE BABY GANG
Quando il disagio non si traduce in atteggiamenti autolesionistici o depressione, ma diventa violenza e prova di forza, ecco comparire un fenomeno nuovo, gruppi di giovanissimi all’opera in scippi, rapine, aggressioni, che i titolisti dei quotidiani hanno definito come “baby gang”. Il Punto riporta le osservazioni di Ludovico Benso, già direttore di Auxologia del Regina Margherita: “Il termine ‘baby gang’ è fuorviante e scientificamente scorretto”, dice. E spiega che i giovani coinvolti in atti criminali hanno generalmente completato la pubertà e possiedono una maturità biologica e cerebrale adulta. “Il loro cervello è già equipaggiato per comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Durante e dopo la pubertà si sviluppa il ‘pensiero formale’: capacità di astrazione, ragionamento ipotetico-deduttivo e piena comprensione delle conseguenze”.
AI E CHATBOT
Crescere oggi nell’era digitale è la riflessione raccolta da tre professionisti, l’antropologa docente all’Università svizzera di San Gallo, Veronica Barassi, lo psicoterapeuta e studioso del disagio Matteo Lancini e il filosofo dell’informazione Luciano Floridi. Barassi, definisce quella dei ragazzi di oggi una “generazione datificata”. Negli ultimi 20- 25 anni le tecnologie hanno raccolto dati sempre più specifici, creando profili digitali che seguono i giovani dall’infanzia all’età adulta. L’avvento dei chatbot ha segnato una svolta senza precedenti: per la prima volta l’intelligenza artificiale non si limita ad analizzare i dati, ma dialoga direttamente con le persone”. Lancini ribalta la prospettiva comune: “Abbiamo costruito una società del ‘tutto e subito’, iperconnessa, dove tutti usano strumenti digitali. L’abbiamo costruita noi adulti - spiega - ma ci preoccupiamo solo quando i giovani ne fanno uso. Perché togliere il cellulare ai ragazzi quando non gli abbiamo insegnato ad usare le tecnologie? ”. Floridi, filosofo dell’informazione, docente all’Università di Yale sottolinea limiti e opportunità: “Servono investimenti, strumenti, personale, classi meno numerose, ma purtroppo ci sono limiti di risorse, strutturali ed economici, che pesano molto anche in un Paese avanzato come l’Italia. C'è poi un tema culturale e strategico: spesso confondiamo uguaglianza con equità: dare a tutti la stessa cosa non significa offrire le stesse opportunità. La tecnologia può aiutare enormemente, ma deve inserirsi in una visione educativa che riconosca la varietà come risorsa naturale”.
I DATI ITALIANI
Franco Mazzini, pediatra, ricorda i numeri recenti sull’utilizzo delle chatbot: secondo i dati di Audicom – Sistema Audiweb, ad aprile 2025 l’app di intelligenza artificiale ChatGpt in Italia è stata usata ogni mese da 8,8 milioni di persone pari ad un quinto della popolazione che usa Internet, seguono Google Gemini (usato in media da circa 2,8 milioni), Microsoft Copilot (2,7 milioni) e l’alternativa cinese Deepseek con 716.000 utenti di media. La penetrazione maggiore è nella fascia d’età 18- 24 anni, con un utilizzo negli studenti che si attesta al 37 per cento. Dall’analisi si scopre però che l’app più frequentata per tempi di utilizzo è Character AI (circa 20 ore al mese per persona), una piattaforma che permette di generare giochi di ruolo, interagire con altre persone. I chatbot sono frequentati maggiormente dal sesso femminile (24% contro 8%). Analizzando per fascia di età, 8 giovani su 10 (fascia 18-34 anni) si sono interfacciati con questa tecnologia, numero che scende al 57 per cento per gli adulti tra 35 e 54.
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