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28 Gennaio 2026 - 11:30
Mino Taricco
Dopo un’assenza durata anni (il suo ultimo incarico come senatore si è concluso nel 2022), Mino Taricco torna a far sentire la propria voce sui social network.
Lo fa con un intervento personale e riflessivo, pubblicato nelle ultime ore su Facebook, piattaforma che aveva mantenuto ma di fatto abbandonato dopo la conclusione del suo impegno politico e istituzionale.
L’ex senatore del Pd (il più votato alle primarie 2012 nel Cuneese) spiega di aver scelto, una volta andato in pensione, di allontanarsi progressivamente dallo spazio pubblico e dal confronto digitale. Una decisione maturata nel segno della sobrietà e della convinzione che “il mondo anche senza le mie valutazioni e le mie parole funzioni benissimo lo stesso”. Da qui la chiusura del sito personale, l’uscita da LinkedIn, X (Twitter) e Instagram, e un utilizzo sempre più raro dei social.
Una scelta che, racconta Taricco, gli ha consentito di vivere serenamente, dedicandosi “alle cose pratiche da fare”, senza avvertire la necessità di intervenire costantemente nel dibattito pubblico. Ma qualcosa, negli ultimi mesi, è cambiato.
A spingerlo a tornare a scrivere è stato il contesto internazionale, definito senza mezzi termini “sempre più difficile e preoccupante”. Nel suo intervento, Taricco elenca una serie di eventi che lo hanno profondamente colpito: la guerra in Ucraina, descritta come “folle” e giocata “sulla pelle dei popoli”; le prospettive di ricostruzione di Gaza avanzate dall’amministrazione statunitense; la repressione in Iran; le azioni dell’ICE negli Stati Uniti, dietro cui cita il ruolo di Palantir; fino agli atteggiamenti dei leader delle grandi potenze, evocati con toni duri e disincantati.
Non manca uno sguardo all’Italia, con il riferimento alle recenti “liste di proscrizione” diffuse da Azione Studentesca nei confronti di insegnanti di sinistra, episodio che l’ex parlamentare inserisce in un quadro più ampio di deriva e radicalizzazione del clima politico.
“Non so voi, ma a me tutta questa deriva turba e preoccupa”, scrive Taricco, spiegando di aver sentito il dovere di condividere questo stato d’animo. Non un ritorno alla militanza, né un’analisi programmatica, ma l’espressione di un disagio personale che diventa anche civile.
Il post ha rapidamente attirato l’attenzione di lettori e osservatori. Un segnale che, dopo il silenzio scelto negli anni del post-politica, l’ex senatore ha ritenuto impossibile restare spettatore di fronte a una fase storica che percepisce come carica di rischi e inquietudini.
Un ritorno alla parola pubblica che non nasce dal protagonismo, ma da un allarme dichiarato apertamente: quello di chi, anche lontano dalle istituzioni, continua a sentirsi parte di una comunità e del suo destino.