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06 Febbraio 2026 - 08:47
Un vitigno di Dolcetto, foto di Marco Aimo. Nel riquadro Giacomo Ballari, presidente Agrion, che ha introdotto l'incontro
Nel pomeriggio di giovedì 5 febbraio, la Sala Consiliare del Comune di Dogliani, ha ospitato l’incontro “Quando il clima cambia la vigna”, promosso da Fondazione Agrion in collaborazione con il Comune.
Un appuntamento partecipato, che ha visto la presenza di viticoltori, tecnici e addetti ai lavori del settore vinicolo delle Langhe, riuniti per fare il punto sugli effetti del cambiamento climatico nei vigneti del territorio.

Il focus dell’incontro ha riguardato l’emergere di nuovi insetti e patogeni, favoriti dall’innalzamento delle temperature e da condizioni ambientali sempre più estreme, che stanno modificando in modo profondo l’equilibrio fitosanitario delle vigne, ma anche le nuove tecniche di “difesa” contro le sempre più alte temperature tra i filari e la siccità.
In apertura, Alice Argentero, ricercatrice di Fondazione Agrion, ha illustrato gli effetti del cambiamento climatico sulla fisiologia della vite, sulla qualità delle uve e sulla diffusione di patogeni e insetti, alcuni anche “nuovi” per il Piemonte, in arrivo dal centro e sud Italia.

A seguire, il dott. enologo Simone Bussotti, responsabile della sezione vitivinicola di Agrion, ha approfondito le strategie di adattamento per il vigneto, soffermandosi sulle soluzioni pratiche applicabili nel breve e medio termine. Dalla gestione agronomica alla scelta delle tecniche di intervento, l’intervento ha fornito indicazioni operative concrete per affrontare le nuove criticità fitosanitarie, sottolineando l’importanza di un approccio integrato e sostenibile.
«I danni in agricoltura sono in costante aumento: a livello europeo, solo negli ultimi quattro anni, le perdite hanno superato i 245 miliardi di euro. In questa triste classifica l’Italia si colloca al secondo posto – ha detto Bussotti –. Per combattere i cambiamenti climatici abbiamo a disposizione strategie nell'immediato e strategia a medio-lungo termine. Tra le strategie da adottare subito: reti antigrandine con funzione ombreggiante, interventi con caolino sulla chioma, una corretta gestione della chioma e l'utilizzo di biochar o zeoliti. Le strategie più ad ampio respiro invece vanno dalla progettazione dell'impianto (orientamento filari, ad esempio), alla gestione della risorsa idrica, passando per l'adozione di portinnesti più resistenti agli stress abiotici, fino all'introduzione di nuove varietà di vitigni e cloni geneticamente migliorati».
«Anche il Piemonte dovrà iniziare a pensare all'irrigazione in vigneto, che non può più essere considerata una forzatura – ha aggiunto Bussotti –. Un’irrigazione che può assumere una funzione multifunzionale: accanto al tradizionale sistema a goccia, diventeranno sempre più importanti anche gli interventi antibrina e quelli di climatizzazione della fascia del grappolo. Questo alla luce di un rischio crescente di gelate tardive e di temperature estive che, direttamente sul grappolo, possono arrivare fino a 60 gradi. In collaborazione con il CNR-IPSP di Torino stiamo portando avanti un progetto finalizzato a rendere le varietà piemontesi come Dolcetto, Barbera e Nebbiolo, e alcuni portinnesti, più resistenti agli stress idrici. Si tratta di "cloni", che quindi mantengono lo stesso nome e la stessa varietà. Presso il nostro centro, inoltre, sono in sperimentazione numerose varietà PIWI, ibridi resistenti a peronospora e oidio, che consentono una drastica riduzione dei trattamenti fitosanitari: basti pensare che nel 2024 sono stati necessari soltanto quattro interventi nell’arco dell’intera stagione».

Ha chiuso il ciclo degli interventi Marika Cattaneo, dell’Area Strategie per la Sostenibilità di Fondazione Agrion, che ha presentato l’approccio ESG del progetto “Semi&Soluzioni”, evidenziando il valore della costruzione di una vera e propria “carta di identità” del vino e del territorio. Un modello che lega sostenibilità ambientale, economica e sociale, e che rappresenta uno strumento strategico per rafforzare la resilienza della viticoltura locale di fronte ai cambiamenti in atto.
L’incontro ha confermato quanto il dialogo tra ricerca e mondo produttivo sia oggi fondamentale. I viticoltori presenti hanno potuto trarre indicazioni preziose sulle contromisure da adottare in vigna per fronteggiare l’arrivo di nuovi patogeni e insetti, acquisendo maggiore consapevolezza dei rischi ma anche delle opportunità offerte dall’innovazione e dalla ricerca applicata.
Un momento di confronto costruttivo che ha ribadito il ruolo centrale della conoscenza e della collaborazione per tutelare e valorizzare la viticoltura delle Langhe in un contesto climatico in rapido cambiamento.
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