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07 Febbraio 2026 - 09:32
L’Italia conquista ancora una volta i vertici della politica internazionale grazie alla sua tradizione enogastronomica. In visita nel nostro Paese per assistere ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha dichiarato di essere rimasto letteralmente “innamorato del tartufo e dei vini di Alba”, parole pronunciate durante il pranzo istituzionale con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un apprezzamento che non è passato inosservato e che conferma, come sottolineato anche dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, come il tartufo e le nostre etichette continuino a essere i migliori ambasciatore del territorio.
«È motivo di grande orgoglio sapere che il Vicepresidente degli Stati Uniti si è dichiarato innamorato del tartufo e dei vini di Alba – ha commentato Cirio. – Questo straordinario prodotto racconta il Piemonte nel mondo e ne promuove l’immagine ai più alti livelli internazionali».
Tuttavia, accanto alle parole di elogio, resta una contraddizione difficile da ignorare. Proprio gli Stati Uniti hanno recentemente confermato i dazi sui vini italiani, una misura che colpisce direttamente anche le eccellenze del territorio albese e di tutta l'area delle Langhe. Un paradosso evidente: da un lato l’Amministrazione americana celebra la qualità dei nostri prodotti, dall’altro ne rende più complessa la commercializzazione sul mercato statunitense.
I dazi rappresentano un ostacolo concreto per le imprese locali, che si trovano a dover affrontare costi maggiori, margini ridotti e una competitività indebolita in uno dei mercati più importanti per l’export del vino italiano. Le ricadute non sono solo economiche, ma coinvolgono l’intera filiera: dai produttori ai consorzi, fino alle piccole aziende che fanno dell’export una leva fondamentale per la propria sopravvivenza.
Il caso delle Langhe è emblematico. I vini di Alba e delle Langhe, dal Barolo al Barbaresco, passando ovviamente per Barbera, Nebbiolo e per il "nostro" Dogliani, non solo sono ambasciatori dell’Italia nel mondo tanto quanto il tartufo bianco, ma rischiano di pagare il prezzo di scelte politiche che appaiono in contrasto con le dichiarazioni di stima e apprezzamento espresse dai vertici istituzionali americani.
L’auspicio, condiviso da istituzioni e operatori del settore, è che alle parole seguano i fatti. Perché l’amore per il tartufo e per i nostri vini non resti solo una dichiarazione di circostanza, ma si traduca in politiche commerciali più eque, capaci di tutelare e valorizzare davvero quelle eccellenze che rendono il Made in Italy unico e desiderato in tutto il mondo.
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