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Sempre meno sportelli bancari nei piccoli paesi

Uncem: «La chiusura di sportelli e uffici bancari nei territori indebolisce il sistema economico»

Lo sportello bancario abbassa la serranda: preoccupazione anche per lo sportello bancomat

Immagine generica realizzata con AI

«La chiusura di sportelli e uffici bancari nei territori indebolisce il sistema economico». Lo afferma Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte.

L'ultimo report del sindacato First Cisl parlava esplicitamente di «fuga delle banche dal Piemonte»: nella regione, infatti, ci sono ben 669 mila persone che risiedono in comuni nei quali non c’è alcuna banca, cresciuti di 36mila unità negli ultimi 12 mesi.

«In generale nella regione - scrive il sindacato - oltre la metà della popolazione è stata privata dell’accesso agli sportelli bancari dal 2015 ad oggi». I dati, aggiornati al 31 dicembre del 2025, sono contenuti nell’Osservatorio sulla  desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, il sindacato dei lavoratori di banche e assicurazioni della Cisl.

Nei 1.180 comuni piemontesi solo 191 hanno più sportelli; 213 comuni registrano la presenza di un solo sportello bancario, 226 sono privi dal 2015 e 550 risultano senza sportelli al 2015. Un problema che investe anche le aziende: sono infatti 47mila le imprese che hanno sede in comuni privi di banche, 2.700 in più negli ultimi 12 mesi.

«I numeri – spiegano i segretari generali di First e Cisl Piemonte, Luca Mellano e Luca Caretti –parlano chiaro: la ‘desertificazione bancaria’ non è un rischio, ma una preoccupante realtà, che coinvolge ormai oltre la metà della regione. Non parliamo solo di statistiche, ma di cittadini e imprese che si ritrovano isolati, senza nessuno a cui rivolgersi per gestire i risparmi o chiedere un finanziamento”» Mellano e Caretti lanciano un “appello alla responsabilità” rivolto a istituzioni e direzioni bancarie. «Serve un confronto urgente – concludono i due segretari di First e Cisl Piemonte – per fermare le chiusure ed evitare che il ‘Sistema Piemonte’ si sgretoli per mancanza di ossigeno finanziario».

Per il segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani «le banche che vogliono essere considerate socialmente responsabili devono dimostrarlo coi fatti: o riaprono le filiali, o realizzano programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per la clientela più anziana e comunque per quella non avvezza all’utilizzo del digitale. Oppure, possono sempre fare ambedue le cose».

Un tema che preoccupa l'Unione Comuni Montani: «Sulla desertificazione bancaria, ancora una volta i dati dei sindacati, CISL in particolare oggi, ci ripetono che la situazione è giunta a un punto di non ritorno. Non per le chiusure, bensì per la necessità di uno scatto della Politica, delle Istituzioni, che finalmente devono fare una azione compatta e anche dura contro le banche che se ne vanno. Troppo spesso vediamo invece prese di posizione occasionali, troppo leggere, e poi applausi a gruppi che hanno appena chiuso decine e decini di sportelli bancari. Se ne vanno senza che nessuno dia supporto ai Sindaci arrabbiati, giustamente, a nome delle loro comunità. La chiusura di sportelli e uffici bancari nei territori indebolisce il sistema economico. Uncem da sempre ha detto alle banche che il loro andare via è drammatico per i paesi e per il Paese. Fa male all'economia locale. Fa male a tutti. Non è certo solo un problema di accesso al contante o di tesorerie comunali. È una emergenza connessa anche alla vita democratica e ai diritti di cittadinanza. Chi va via sceglie di abbandonare porzioni enormi di territorio e intere comunità. Chi va via dimostra di essere più interessato agli utili che alla vita delle persone, alla giustizia sociale, alla dignità dei territori. Parlamento, Governo, Regioni agiscano contro le banche che chiudono».

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