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Decreto Bollette: aiuti fino a 315 euro per le famiglie in difficoltà e tagli ai costi per le imprese - LE REAZIONI

Previsti bonus da 115 euro per 2,7 milioni di vulnerabili, fino a 60 euro con Isee sotto 25 mila e nuovo meccanismo per sganciare l’elettricità dal gas

Decreto Bollette: aiuti fino a 315 euro per le famiglie in difficoltà e tagli ai costi per le imprese - LE REAZIONI

Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI

Il Consiglio dei ministri ha approvato il “Decreto bollette” con contributi per famiglie e imprese.

Nel decreto legge sul costo dell’energia, per quanto riguarda le famiglie le principali misure sono: Il contributo aggiuntivo di 115 euro all’anno sulla bolletta elettrica per 2,7 milioni di famiglie vulnerabili che già percepiscono il bonus sociale pari a 200 euro annui (il beneficio complessivo per queste famiglie sarà pari a 315 euro all’anno – sottolinea il comunicato di Palazzo Chigi – cifra corrispondente alla metà del costo medio annuale della bolletta elettrica) e il contributo fino a 60 euro per 4,5 milioni di famiglie con Isee inferiore a 25.000 euro e non titolari di bonus sociali.

Il contributo, però, sarà riconosciuto su base volontaria dalle imprese venditrici di energia elettrica a copertura dei costi di acquisto dell’energia del primo bimestre utile dell’anno. Ai venditori che aderiscono al meccanismo è rilasciata una attestazione che può essere utilizzata anche a fini commerciali. Un incentivo che però non viene ulteriormente precisato.

I contributi alle imprese, arrivano a 10 mila euro di minori costi per quelle di medie dimensioni. In un video diffuso al termine della riunione del Consiglio, la premier Meloni ha annunciato anche un “meccanismo che introduce il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas”, attraverso “una piattaforma pubblica che consente alle aziende di aggregarsi per acquistare direttamente dai produttori l’energia, svincolandosi dal mercato attuale”. La premier è convinta che questo consentirà, “facendo leva sul mercato dei cosiddetti Ppa (Power purchase agreement, i contratti a lungo termine per la compravendita di energia elettrica), di abbassare il prezzo dell’energia anche grazie alla garanzia dello Stato”. Operazioni complesse che in parte avranno bisogno dell’autorizzazione della Ue. Le opposizioni, comunque, sostengono che numeri alla mano si tratta di contributi largamente insufficienti.

   

Forum Associazioni Familiari: “Bene gli aiuti, ma servono soglie Isee più eque per i nuclei numerosi”

  

Il Forum delle Associazioni Familiari si dice “molto soddisfatto per i nuovi stanziamenti per il bonus energia”. Oggi – spiega al Sir il presidente del Forum, Adriano Bordignon – per le famiglie che si ritrovano a vedere il potere d’acquisto delle retribuzioni eroso questo intervento diventa significativo. Il decreto – aggiunge – rafforza il bonus sociale per l’energia elettrica, garantendo uno sconto aggiuntivo di 115 euro annui per le famiglie vulnerabili con un Isee fino a 10.000 euro. Questo si aggiunge ai 200 euro già previsti, portando il totale del bonus a 315 euro. In realtà si tratta di un Isee ancora molto basso. Nel decreto si prevede infatti che i fornitori di energia avranno la possibilità di offrire uno sconto volontario di almeno 60 euro annui ai consumatori con Isee fino a 25.000 euro che non accedono al bonus sociale”. Da qui l’auspicio del Forum affinché “vi siano azioni per un’adesione massiccia dei fornitori”.

Tuttavia, “se è molto significativo l’ammontare delle risorse messe a disposizione” prosegue Bordignon che chiede però una revisione strutturale del sistema bonus. “Da anni – sottolinea – denunciamo il fatto che gli scaglioni di accesso al bonus nonché il valore stesso del bonus, non rispecchiano le esigenze delle famiglie bisognose, in particolare quelle numerose. Il numero di figli a carico ha un’incidenza diretta ed evidentissima sull’aumento dei consumi di energia e gas, oltre ad avere una correlazione con il rischio di povertà. Basti pensare al numero di ‘lavatrici’, ai computer collegati, alle stanze da scaldare, ai pasti da preparare. La variabile figli è determinante.”

I profili su cui il Forum chiede una revisione riguardano quindi le soglie Isee di accesso e l’importo del bonus. Per accedere al bonus – spiega Bordignon – è richiesto un Isee massimo di 9.796 euro o, in caso di famiglia con almeno quattro figli, un Isee di 20.000 euro.

“Di fatto si equipara un single a una famiglia con tre figli”.

Inoltre, “sono scaglioni che non intercettano pienamente gli stati di povertà energetica, ma solo situazioni drammatiche. Richiediamo perciò una revisione di tali scaglioni affinché venga garantita una piena progressività delle soglie di accesso in funzione del numero dei figli, senza scaglioni sommari e riduttivi”.

Bordignon ribadisce infine che “la stessa quantificazione del bonus va meglio proporzionata al numero dei figli”. Per il bonus idrico, ad esempio, “è stata accolta la nostra proposta, che prevede un aumento del contributo proporzionalmente al numero dei componenti. Si richiede di applicare lo stesso criterio anche ai bonus energia e gas”. 

   

 Adiconsum: «Positivo il decreto, ma bisogna fare di più per le famiglie e per contrastare la povertà energetica»

   

«Il Decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri, contenente misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia per famiglie e PMI, è senz’altro positivo – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – ma si tratta di misure emergenziali, che non risolvono il problema del caro-bollette».

«A nostro avviso, – prosegue De Masi – serve un approccio strutturale relativo ai costi dell’energia finalizzato ad aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e a rendere competitive le imprese italiane. Infatti, contenere i costi dell’energia, come ha ribadito Mario Draghi nella recente Convention europea sulla competitività, è l’unica via per far ripartire la crescita. Per questo, come Adiconsum, evidenziamo ancora una volta la necessità dell’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, con la partecipazione anche delle Associazioni Consumatori riconosciute dalla legge, finalizzato alla revisione strutturale delle tariffe, semplificandole e alleggerendole da voci non attinenti ai consumi energetici, e al contenimento degli oneri generali di sistema».

«Inoltre - aggiunge De Masi – andrebbe attivata una vasta Campagna formativa/informativa indirizzata al risparmio e all’efficienza energetica, al sostegno delle Comunità Energetiche Rinnovabili, nonché alla sburocratizzazione degli iter autorizzativi per l’installazione di impianti ad energia rinnovabile, oltre agli investimenti necessari all’adeguamento delle reti di trasporto e di distribuzione. Le misure previste nel Decreto non risolvono poi il grave problema della povertà energetica sempre più in aumento».

«Confidiamo – conclude De Masi - che nella conversione del Decreto in legge, il Governo possa accogliere anche le nostre proposte e, soprattutto, che voglia istituire un Tavolo con tutti i soggetti interessati, dove ognuno possa fare qualche sacrificio a beneficio della collettività».

   

CNA Piemonte: «Bene il Decreto Bollette, ma serve equità strutturale»

  

Il 12 febbraio CNA aveva lanciato un appello chiaro: per micro e piccole imprese il costo dell’energia è un emergenza nazionale e non più differibile. Il Dl Bollette approvato dal Consiglio dei Ministri rappresenta pertanto un primo segnale concreto nella direzione indicata, intervenendo sulla riduzione degli oneri di sistema per artigiani e piccole imprese.

CNA Piemonte ricorda di aver segnalato già un anno fa una distorsione strutturale del sistema: le piccole imprese pagano l’energia il 40% in più della media europea, con punte del 50-60% rispetto ai concorrenti di Francia e Spagna. Un divario non più sostenibile che compromette la competitività del nostro tessuto produttivo.

«L’intervento sugli oneri di sistema va nella direzione corretta – dichiara il Presidente Giovanni Genovesio – perché colpisce una delle principali voci che penalizzano le PMI. Ora però occorre stabilità e una visione di lungo periodo». Il Segretario regionale Delio Zanzottera evidenzia che è necessario superare un impianto che scarica sulle piccole imprese una quota sproporzionata degli oneri generali di sistema.

Restano aspetti da chiarire, in particolare sul meccanismo di fuoriuscita volontaria dal “Conto Energia” con obbligo di repowering dal 2028, che potrebbe generare extracosti rilevanti. L’obiettivo deve essere trasformare un intervento emergenziale in una riforma strutturale capace di garantire equità, competitività e certezza alle imprese.

  

Coldiretti Cuneo: «Rivedere la norma sul biogas per garantire sostenibilità a occupazione»

  

Se alleggerire gli oneri per famiglie e imprese è un obiettivo assolutamente condivisibile, il testo del Dl Bollette varato dal CdM rappresenta purtroppo un’occasione persa per ridurre la dipendenza energetica dall'estero, con il rischio di pesanti contraccolpi per la produzione nazionale di biogas, legati alla drastica riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti. È questo il commento di Coldiretti all’approvazione di ieri del decreto legge da parte del Consiglio dei Ministri.

“È necessario correggere misure che finiscono per penalizzare proprio quei settori che hanno investito nella transizione ecologica e nella sicurezza energetica – evidenzia Enrico Nada, Presidente di Coldiretti Cuneo –. La sostenibilità deve essere insieme ambientale ed economica: senza la seconda si perde inevitabilmente anche la prima. I Prezzi Minimi Garantiti non sono privilegi né sussidi, ma uno strumento essenziale per assicurare la sostenibilità degli impianti di biogas agricolo, la corretta gestione degli effluenti zootecnici e il consolidamento della filiera del biometano, che contribuisce agli obiettivi di decarbonizzazione e all’autosufficienza energetica del Paese. Ribadiamo che vanno tutelate le imprese che hanno investito nel settore del biogas, dando un segnale importante di come uno scarto possa diventare una risorsa”.

Coldiretti lavorerà nel passaggio parlamentare del decreto per ottenere risposte certe sul futuro della sostenibilità del mondo agricolo, che passa anche attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili e il pieno riconoscimento del ruolo strategico delle agroenergie – aggiunge Francesco Goffredo, Direttore di Coldiretti Cuneo –. Auspichiamo quindi che, in sede di conversione in legge, vengano introdotti i correttivi necessari per tutelare la continuità produttiva, salvaguardare l’occupazione e riconoscere alle imprese agricole il ruolo centrale nella sicurezza energetica e ambientale”. 

 

Confagricoltura: «Il Parlamento intervenga per non azzerare biogas e biomasse di origine agricola»

  

Confagricoltura chiede fin d’ora al Parlamento un impegno a rivedere il Decreto-legge Bollette approvato dal Consiglio dei ministri ed evitare così la chiusura di centinaia di impianti, compromettendo la tenuta di migliaia di aziende agrozootecniche e agroforestali che conferiscono prodotti e residui. Il testo approvato dal CdM, pur essendo uno strumento atteso da famiglie e imprese per la riduzione dei costi dell’energia, mette a rischio infatti la tenuta delle aziende agricole che hanno investito in questi anni nelle rinnovabili dando un contributo importante alla transizione ecologica del Paese.

Secondo Confagricoltura, l’intento di diminuire i costi energetici alle imprese utilizzatrici nei prossimi tre anni sicuramente è apprezzabile, ma vanno valutati in modo dettagliato gli effetti delle misure previste per i produttori di energia rinnovabile. “In Piemonte – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte e Cuneo – ci siamo mossi sin da subito per scongiurare i tagli agli impianti a biogas e biomasse di origine agricola e lo scorso 30 gennaio abbiamo organizzato insieme al Consorzio Monviso Agroenergie (CMA) un convegno proprio su questo tema, a Cavallermaggiore, a cui hanno partecipato diverse centinaia di agricoltori. Continueremo a insistere sull’argomento e a impegnarci in tutte le sedi istituzionali affinché non venga interrotto un percorso di sostenibilità ambientale iniziato oltre 20 anni fa e venga così bloccato ogni investimento e applicazione tecnologica in questo ambito nel settore agricolo”.

Nonostante le rassicurazioni di qualche settimana fa, il testo del Dl Bollette approvato non contiene le modifiche richieste e non garantisce, purtroppo, garanzia di continuità al biogas elettrico e agli impianti a biomasse. Due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali italiane.

Le principali novità riguardano gli impianti che escono dalle tariffe incentivanti ed entrano nel sistema dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG). Quelli oltre i 300 kW lavoreranno per un numero di ore incentivate massime fissato ad ogni inizio semestre dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa fissato per ogni anno, ma solo fino al 31 dicembre 2030 e dovranno impegnarsi a riconvertirsi a biometano. Anche gli impianti sotto i 300 kW potranno funzionare solo per un numero di ore incentivate massime fissato dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa annuale fissato, ma fino al 31 dicembre 2037. Inoltre, la dotazione finanziaria prevista per gli anni 2026-2030 non sarà sufficiente a garantire il funzionamento per un numero adeguato di ore per tutti gli impianti. Secondo le stime effettuate dal CMA, per il settore biogas la copertura potrebbe variare fra il 45 e il 60 per cento di quanto necessario.

“Il plafond previsto nei prossimi 5 anni per i PMG non è assolutamente sufficiente a sostenere la produzione di energia elettrica di origine agricola – conclude Allasia – e la richiesta di riconversione a biometano potrà riguardare solo una parte degli impianti a biogas esistenti. Inoltre, il meccanismo di incentivazione post PNRR per la riconversione degli impianti a biometano è ancora da definire. In tale scenario, se non ci saranno correttivi significativi al testo approvato, dunque, il nostro Paese rischia fortemente di vedere compromesso per sempre un sistema che, con numerosi e ingenti investimenti, negli anni ha saputo strutturarsi per diventare il motore dell’economia circolare in ambito agricolo”.

 

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