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Un alpino monregalese alle Olimpiadi: Massimo Lovera volontario a Milano-Cortina

Un'esperienza emozionante, tra storia familiare e alpina, nei Giochi Invernali che hanno tenuto l'Italia davanti alla televisione

Un alpino monregalese alle Olimpiadi: Massimo Lovera volontario a Milano-Cortina

L'alpino Lovera in servizio nel parco olimpico

La grande macchina delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, concluse questa domenica con la cerimonia di chiusura, ha contato su migliaia di volontari. Tra questi anche molti alpini che tramite il richiamo volontario dovuto all'accordo tra ANA e Ministero della Difesa hanno potuto prestare la propria opera ai giochi olimpici.

Massimo Lovera, geometra classe '68 e membro del gruppo ANA di Villanova Mondovì e della sezione di Mondovì, ha risposto "presente", forte delle competenze acquisite durante il periodo della naja: incarico in specialità alpiere, rilevatore meteonivometrico al servizio MeteoMont e la qualifica di Caporale Istruttore Militare di Sci.

LA SELEZIONE E IL CORSO PRIMA DEI GIOCHI

Prima di accedere al servizio di volontariato, i candidati hanno dovuto superare una selezione e frequentare il corso con gli istruttori militari: «Dopo appena due giorni mi è giunto l'invito a confermare la convocazione e a presentarmi presso la Caserma Logistica-Addestrativa "Tonolini", al Passo del Tonale per la selezione e il corso di aggiornamento. - spiega Lovera - In caserma, al Passo del Tonale della provincia di Cuneo eravamo in tre: un alpino di Vernante ed uno di Madonna dell'Olmo. Della Sezione Alpini di Mondovì invece ero il solo».

Dei 74 alpini presenti al corso non tutti superano la selezione e alla fine a proseguire il corso rimangono in 59: «Con gli altri abbiamo proseguito il corso, ottenendo la qualifica di "Expert-Sciatore esperto-Mantenimento campi gara". Appassionante e toccante è stata l'istruzione con due sciatori paraplegici di accompagnamento in pista e trasporto a valle».

LA VITA DA ALPINO ALLE OLIMPIADI

Dopo il corso e un periodo a Villanova, il 4 Febbraio l'alpino Lovera arriva finalmente alle Olimpiadi, assegnato al 1° turno in Valtellina e acquartierato nell'oratorio a San Nicolò Valfurva, a ridosso del gruppo Ortles-Cevedale, dove sarebbe rimasto fino al 14 del mese: «I turni di lavoro erano due: dalle sette alle quindici e dalle quindici alle ventitré. Ero destinato all'area di Livigno, all'interno dei parchi olimpici. Tuttavia nell'esercito vigono repentini ordini, contrordini, cambiamenti... dunque ho prestato turni di servizio anche all'interno dei parchi olimpici di Bormio. - spiega Lovera - I servizi prevedevano anche controlli dei pass e il presidio all'interno delle aree olimpiche, presso il lounge degli atleti, alle partenze e agli arrivi o lungo i tragitti».

Il servizio da volontario, inquadrato all'interno dell'esercito, non è però una vacanza, come racconta l'alpino villanovese: «Nei primi giorni alcuni volontari hanno abbandonato il servizio, perché non accettavano servizi diversi da quello di sciatore: Non era e non è stata una vacanza. Altri sono stati invitati dal comando ad abbandonare concedendo loro "l'onore delle armi", ovvero il ritirarsi in autonomia. In un paio di casi invece sono stati cacciati perché identificati fuori servizio ad approfittare smodatamente della divisa e del pass. Tuttavia, percentualmente, sono stati pochi casi.»

La giornata era scandita dai turni, ma sui campi olimpici Massimo Lovera ha potuto anche assistere alle gare ed agli allenamenti degli atleti e sciare sulle piste dei campioni: «A Livigno c'erano le aree per le gare di freestyle di sci e tavola: spettacolari. Vedendoli dal vivo ci si rende conto di quanto questi atleti siano veramente dei "pazzi", tutti bravissimi. A Bormio, quando ero in servizio sulla pista "Stelvio", invece c'erano le discipline veloci di discesa libera e super-G e quelle tecniche di slalom e slalom gigante, combinate. Nei giorni di riposo stabiliti si andava a sciare a Santa Caterina Valfurva, dove la pista "Deborah Compagnoni" è un fantastico e tecnico muro da cima a fondo».

UNA STORIA DI FAMIGLIA E DI PAESE TRA OLIMPIADI E ALPINI

L'entusiasmo più grande, però, Massimo Lovera racconta di esser stato quello di assistere agli allenamenti dell'atleta Tobias Kastlunger. Il motivo è un interessante storia che intreccia gli alpini monregalese, le olimpiadi e la famiglia dell'alpino villanovese: «Il papà di Tobias, Klaus, è il compagno di vita di mia cugina Alessia Peressin. Il soldato e sergente maggiore Antonio Dal Cin, friulano, in tempo di guerra era nel quadro permanente effettivo della decima batteria del Battaglione Alpini Mondovì che aveva sede nella caserma di Villanova, ed era grande amico di mio nonno "Gepe" Lovera il macellaio del paese. Da qui conobbe e sposò Lucia Magnino, sorella di mia nonna paterna Anita. Da quell'unione la mamma di Alessia, Etta, e un suo zio, Pierangelo, nacquero a Villanova».

L'alpino Massimo Lovera e l'atleta olimpico Tobias Kastlunger

Dopo la guerra Dal Cin e la sua famiglia tornarono a Pordenone. Qui il sergente maggiore fu poi pregato di riprendere servizio, finendo a comandare la caserma "Italia" a Tarvisio fino alla pensione col grado di maresciallo.

La storia familiare di Massimo Lovera non è l'unico legame tra gli alpini di Mondovì e le olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Proprio nei luoghi in cui l'alpino monregalese era di stanza sorgeva anche una casermetta con una curiosa particolarità: «In alta Valfurva, dopo Santa Caterina, presso il Vallone della Manzina c'è ancora una grossa lapide con su scritto: "1° ALPINI - BATTAGLIONE MONDOVÌ - AGOSTO 1913". Avevano costruito una casermetta ormai diroccata, ma la gente del posto ha recuperato e sistemato nel sito la lapide a terra a ricordo ed è ancora lì».

Immagine della casermetta del battaglione di Mondovì dal libro "Battaglie per il San Matteo" di Fantelli, Magrin, Peretti.

Un'esperienza unica, quella vissuta dall'alpino villanovese nei luoghi olimpici, per la quale non può non dire "grazie" ai comandanti che ai tempi della naja lo hanno formato nella sua specialità militare: «Vorrei ringraziare nell'ordine il comandante della Brigata Taurinense Col. Balbo Italo, purtroppo già andato avanti, i miei istruttori di alpinismo e sci il maresciallo maggiore con incarichi speciali Linardi Carlo e il maresciallo luogotenente Gambelli Giorgio. Diversamente non credo avrei dato disponibilità al richiamo e a partecipare a questo evento e per questo incarico. Li ringrazio e sono onorato dei loro insegnamenti».

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