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23 Febbraio 2026 - 14:44
Francesco Ameglio, nell'ultimo giorno delle Olimpiadi
Un sogno inseguito per vent’anni, nato davanti alla televisione durante le Olimpiadi invernali italiane del 2006 e finalmente realizzato ai Giochi di Milano Cortina 2026. È la storia di Francesco Ameglio, di Piozzo, consigliere comunale e segretario regionale per Piemonte e Valle d’Aosta della Croce Rossa Italiana, che ha vissuto da volontario un’esperienza destinata a rimanere indelebile.
Nel 2006, ai tempi di Torino 2006, Francesco non aveva ancora compiuto 18 anni. Troppo giovane per partecipare come volontario a quella che fu un’edizione storica per l’Italia. Ma proprio allora nacque un desiderio: un giorno avrebbe voluto indossare anche lui il badge olimpico.
Vent’anni dopo, quel sogno si è trasformato in realtà.
«È stata un’avventura emozionante», racconta. «Ho fatto domanda più di un anno fa, poi sono stato selezionato. La scorsa estate ho seguito tutti i corsi di formazione online, per poi completare l’ultimo a gennaio, subito prima dei Giochi, a Milano».
Francesco è stato scelto come autista, un incarico delicato e centrale nell’organizzazione di un grande evento internazionale.
Milano Cortina è stato selezionato per il servizio trasporti: ha accompagnato funzionari, membri dei comitati olimpici di ogni Stato, rappresentanti del CIO, del comitato organizzatore, delle federazioni sportive, personalità istituzionali e anche atleti. Un compito che richiede precisione, affidabilità e grande senso di responsabilità.
Al termine dell’esperienza ha condiviso sui social un messaggio che riassume la portata di quanto vissuto:
“Dopo 2.067 km, con oggi, si chiude la mia avventura olimpica. Da un sogno di 20 anni fa a Torino 2006 al privilegio di poter essere parte di Milano Cortina2026. Grazie a tutti per i bei momenti vissuti, ai volontari conosciuti, agli stakeholders trasportati, a tutto il team dell’organizzazione. Insieme a tanti bei momenti, l’esperienza dei Giochi Olimpici finisce qui con il tradizionale badge appeso, simbolo del ricordo di ogni evento, ma questa volta con alcune pin: ognuna con significato e un ricordo.”
Un simbolo semplice, quel badge appeso, ma carico di significato: vent’anni di attesa, migliaia di chilometri percorsi, decine di incontri e storie incrociate.

L’ultimo turno, ieri, domenica 23 febbraio, è stato anche il più impegnativo. Francesco era in servizio alla finalissima di hockey tra Stati Uniti e Canada, uno degli eventi più attesi del programma olimpico.
«È stato un turno davvero intenso, con misure di sicurezza rigidissime, controlli e un protocollo da grandissimo evento», spiega. Tra le personalità presenti figuravano il ministro per lo Sport Andrea Abodi, l’ambasciatore degli Stati Uniti, la regina Suthida di Thailandia e numerosi rappresentanti istituzionali e sportivi di primo piano.
Per tutta la durata dei Giochi, i volontari del settore trasporti hanno garantito collegamenti continui: dagli hotel o dalle ambasciate ai luoghi di gara, dai siti olimpici alle stazioni e agli aeroporti. Un lavoro silenzioso ma fondamentale per il funzionamento della macchina organizzativa.
Oltre all’aspetto operativo, Francesco porterà con sé anche la dimensione umana. «In queste settimane ho conosciuto tantissimi volontari, persone provenienti da tutta Italia e dall’estero. Abbiamo condiviso esperienze, scambiato impressioni, informazioni, vissuto insieme momenti che resteranno per sempre».
Un contesto internazionale che gli ha permesso anche di migliorare il proprio inglese: «Spesso con gli ospiti, ma anche tra volontari, si parlava inglese per la grande presenza di stranieri. È stato un modo concreto per mettersi alla prova».

Per chi, come lui, è impegnato nella Croce Rossa Italiana e nella vita amministrativa del proprio territorio, il volontariato non è una parentesi, ma una scelta di vita. Milano Cortina ha rappresentato la sintesi perfetta tra passione sportiva, spirito di servizio e dimensione internazionale.
Oggi l’Olimpiade si è conclusa, il badge è appeso come tradizione vuole, ma per Francesco resta la consapevolezza di aver chiuso un cerchio iniziato vent’anni fa davanti alle immagini di Torino 2006.
E questa volta, non più da spettatore, ma da protagonista silenzioso di un evento che ha unito il mondo.
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