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05 Marzo 2026 - 09:01
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Una seduta lunga, “fiume”, ma per le opposizioni il risultato è lo stesso di sempre: tante parole, pochi impegni. L’audizione di RFI e Trenitalia in Commissione Trasporti, convocata per affrontare l’ennesima ondata di disagi sulle linee piemontesi, finisce sotto tiro. E il messaggio che arriva da AVS e M5S è netto: il servizio resta critico e le risposte non convincono.
Per Ravinale e Marro (AVS) i lavori legati al PNRR stanno certamente pesando, ma non possono diventare l’alibi universale per giustificare un servizio definito “meno che accettabile”. Se i cantieri rendono più difficile la vita di chi si sposta ogni giorno per studio o lavoro, dicono, il problema è anche a monte: programmazione e mitigazione dei disagi non sono state all’altezza.
Esempio concreto: i bus sostitutivi. Spesso “insufficienti”, a volte con criticità anche sul fronte sicurezza, mentre chi aspetta in banchina continua a fare i conti con la stessa routine: ritardi, corse soppresse, coincidenze saltate.
Altro punto dolente: comunicazioni su cancellazioni e ritardi. AVS sostiene che la carenza sia stata già segnalata in passato e che oggi, in particolare nelle stazioni minori, la situazione resti fragile. Il tema è semplice: se un treno salta, chi viaggia deve saperlo subito, non scoprirlo “tardi” o in modo incompleto.
Si è parlato anche di rimborsi per ritardi e cancellazioni, ma la critica è feroce: per gli abbonamenti mensili e annuali il meccanismo viene descritto come macchinoso e “calcolato ex post” con incroci di dati e medie annuali. In pratica, per molti utenti, capire se e quanto spetta diventa un percorso a ostacoli.
Sul tavolo finiscono poi le tempistiche: AVS segnala che alcuni interventi non si chiuderanno prima del 2029, citando anche lavori legati a stazioni e linee dove i disagi si sommano da mesi. E sul raddoppio Ivrea–Chivasso arriva la doccia fredda: prima di giugno 2027 non ci sarebbero risposte definitive né su progetto né su risorse.
In parallelo, anche il M5S insiste: i disservizi sono “cronici” e intanto il cronoprogramma illustrato in Commissione parla chiaro. Dora, Zappata e San Paolo non saranno operative prima del 2028, così come il collegamento Porta Susa–Porta Nuova atteso entro fine 2028.
Il M5S alza il livello sul tema sicurezza: in particolare l’accesso alle cabine di guida dei treni Rock e Pop. Secondo segnalazioni raccolte dai pendolari, porte non sempre chiuse a chiave renderebbero più facile l’accesso non autorizzato. Un punto definito “inaccettabile”, sul quale – riferiscono i consiglieri – gli auditi avrebbero promesso richiami formali e controlli più stringenti.
Altro nervo scoperto: servizi igienici. I pendolari segnalano chiusure nel tardo pomeriggio e in serata. La spiegazione sarebbe legata ad atti vandalici o alla fine del turno di pulizie/guardie giurate. Tradotto, per il M5S: il sistema scarica i problemi sugli utenti.
Qui AVS affonda: il nodo vero, sostengono Ravinale e Marro, sono le priorità di spesa. Per accessibilità e integrazione informativa delle stazioni il piano RFI parla di 203 milioni, ma oggi risultano stanziati 87 (meno della metà).
Nel frattempo, sottolineano, oltre 800 milioni sarebbero già destinati alla nuova linea TAV Avigliana–Orbassano, con una spesa complessiva molto più alta ancora da coprire e tempi lunghi.
Il messaggio politico è pungente: si investe su opere lontane nel tempo mentre chi prende il treno oggi resta a piedi.
Chiusura firmata M5S: “basta risposte vaghe e interlocutorie”. La richiesta è di impegni vincolanti con scadenze verificabili. Perché, al di là dei cronoprogrammi e dei piani, il punto è sempre lo stesso: il pendolare non viaggia su promesse, viaggia su treni che devono partire.
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