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06 Marzo 2026 - 12:31
La ricetta è semplice ed essenziale. Due chitarre, quelle di Omar Pedrini e Marco Montanari, e la voce narrante di Alessio Boni. Nessuna scenografia, nessun altro orpello in scena, salvo un fondale nero su cui vengono proiettati di volta in volta i titoli oggetto del reading.
Il bagaglio d'attore di Boni è sufficiente, di volta in volta, a immergere gli spettatori in inquietanti colloqui con i protagonisti degli otto racconti, più una canzone interpretata da Pedrini, che costituiscono il nerbo di "Uomini si diventa - Nella mente di un femminicida", sesto spettacolo della stagione teatrale organizzata da Comune di Mondovì e Fondazione Piemonte dal Vivo.
La vicinanza con la ricorrenza della giornata internazionale della donna non è casuale e il titolo è sufficientemente esplicativo: non sarà una serata di intrattenimento leggero. Tuttavia, le due ore trascorse al teatro Baretti hanno il pregio di non indulgere troppo nella retorica e nella macelleria. Gli otto racconti, scritti da Edoardo Erba, Andrea Colamedici, Massimo Carlotto, Marcello Fois, Pino Corrias, Daniele Mencarelli, Francesco Pacifico, Maurizio De Giovanni, sono otto monologhi in prima persona, una galleria di ritratti maschili.
Personaggi che sono come dei buchi neri: accentrano su di sé ogni cosa, attirano nel loro buio tutto quanto li circonda, sottraendo ogni luce possibile. C'è un senso di soffocamento, talvolta, nell'addentrarsi in ciascuna di queste storie. Le donne compaiono solo in controluce e non è un caso. Ciascuno dei personaggi ne parla solo in funzione di sé stesso, esclusivamente dal punto di vista delle proprie esigenze, del proprio sentire. Qualche racconto finisce nel sangue, qualcuno con uno scatto di violenza, qualcuno con la depressione e con tentativi autoconservativi. Il tratto più inquietante di tutti questi personaggi, perché il focus è su questi profili prima ancora che sulle storie, è la loro ordinarietà.
Frasi, modi di fare, di pensare, azioni che fanno tutti parte della quotidianità o del nostro vissuto. Non tutti questi uomini odiano le loro donne, alcuni, anzi, vi sono troppo attaccati, trasformando una relazione in una gabbia dorata, anestetizzando la voglia di vivere, l'iniziativa della persona che hanno a fianco e stroncandone di fatto la volontà. Altri equivocano la necessità di sostegno e protezione reciproca a senso unico, rendendo la persona che hanno a fianco una specie di minus habens, da sminuire. C'è poi chi, come "il tifoso" di Edoardo Erba, uccide con la superficialità, l'ignoranza, l'egocentrismo e il narcisismo. Ci sono però anche personaggi colti, intelligenti, di raffinata sensibilità, ma nessuno è immune dal mettere in atto forme più o meno subdole di prevaricazione.
In un certo senso, questa serata è un'Antologia di Spoon River di maschi da cui stare alla larga. Come detto, tuttavia, molte frasi, molti modi di pensare e di agire descritti nei testi sono, in nuce, riconoscibilissimi nelle persone che ci circondano, che frequentiamo ogni giorno, magari in noi stessi. È in queste pieghe più o meno recondite della quotidianità che va ricercata quella cultura, quella tradizione, quell'untuoso senso comune che, per semplicità, si denomina patriarcato. Che non è solo nello schiaffo o nella coltellata: comincia nei comportamenti in buona fede, nelle frecciatine, nel consiglio a fin di bene, nelle asimmetrie di sguardo che in qualche modo valutano l'altro come un qualcosa di diverso da noi stessi, con lo stesso libero arbitrio e con la stessa capacità di autodeterminarsi, in nome di un desiderio di proteggere che altro non è che la prima timida forma di possesso.
Tra gli applausi finali, Boni ricorda alla platea che lo spettacolo vuole anche essere una chiamata per gli uomini. Prima di lasciare il palco, cita Martin Luther King. «Abbiamo capito che potevamo sconfiggere il razzismo quando i bianchi hanno cominciato a lottare al nostro fianco, perché i neri lottavano già da tempo».
Restano due appuntamenti in calendario prima della fine della stagione: il successivo è il 27 marzo con “Ma che razza di Otello” intepretato dall’attrice milanese Marina Massironi.
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