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12 Marzo 2026 - 10:29
Nel 2025 il commercio estero della provincia di Cuneo rallenta, ma senza perdere del tutto slancio. Le esportazioni si attestano a 10,98 miliardi di euro, in flessione dell’1,4% rispetto al 2024, l’anno record in cui era stata superata la soglia degli 11,1 miliardi. Un dato che segna una battuta d’arresto per il territorio e che pesa ancora di più perché arriva in controtendenza rispetto al quadro regionale e nazionale, entrambi in crescita.
A rendere più evidente il raffreddamento è anche il saldo della bilancia commerciale, sceso a 4,649 miliardi di euro, con una contrazione del 17,4% rispetto all’anno precedente. Intanto le importazioni hanno superato i 6,3 miliardi, segnando un aumento del 15%.
La fotografia dell’anno, però, non è tutta in negativo. Il vero motore dell’export cuneese resta il agroalimentare, che continua a consolidare il suo primato. La filiera dell’industria alimentare rappresenta il 42% dell’export manifatturiero e cresce del 7,5%, toccando quota 4,6 miliardi di euro. Bene anche metalli e prodotti in metallo e chimica-farmaceutica.
A frenare il risultato complessivo sono invece diversi comparti chiave della manifattura. Le flessioni più pesanti riguardano articoli in gomma e materie plastiche, tessile e abbigliamento, macchinari e mezzi di trasporto. Un segnale che racconta un sistema produttivo ancora competitivo, ma esposto alle tensioni dei mercati internazionali e a un contesto geopolitico meno favorevole.
Sul fronte geografico, il baricentro dell’export resta saldamente europeo: l’Unione europea assorbe il 62,5% delle vendite all’estero della Granda. Francia e Germania si confermano i primi sbocchi commerciali, ma entrambe registrano un calo. In crescita invece Spagna, Polonia e Belgio. Fuori dall’Ue arretrano Stati Uniti, Regno Unito e Cina, mentre emergono alcune dinamiche inattese in altri mercati.
Il quadro finale è quello di un territorio che, dopo anni di crescita quasi continua, vive una fase di assestamento. Cuneo perde qualcosa sul fronte complessivo, ma conferma una struttura export forte, con un agroalimentare sempre più centrale e una capacità di presidiare i mercati europei che resta solida. La sfida, adesso, sarà trasformare questa tenuta in una nuova ripartenza.
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