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13 Marzo 2026 - 19:22
Il dottor Ferrero parla di ravioli e agnolotti
In cucina c’è sicuramente una storia “classica”, ma la quantità di varianti e piccole tradizioni locali rende praticamente impossibile delineare delle regole universali. In un video postato sui social il DottorChef Francesco Ferrero (medico nutrizionista, giornalista gastronomico e vincitore della terza edizione di Masterchef Italia) proprio da Mondovì, insieme a suo papà, parla delle differenze, se esistono, tra agnolotti e ravioli.
Entrambi appartengono alla grande famiglia della pasta ripiena, ma proprio il tipo di ripieno andrebbe a caratterizzare le differenze: esclusivamente di carne per gli agnolotti (in particolare arrosto) e di verdura, di carne e verdura, di verdura e formaggio (ricotta su tutti) o ancora di pesce, per i ravioli. Non ci sono differenze nella forma, quadrata o rettangolare, con bordi lisci o seghettati, ma l’agnolotto è accreditato di una dimensione più contenuta rispetto ai ravioli.
I ravioli sono certamente più antichi, mentre per gli agnolotti bisogna aspettare il 1800. Il termine agnolotto debutta per la prima volta nel 1814. La versione più accreditata fa, invece, nascere il termine ravioli nella locanda della famiglia Raviolo di Gavi Ligure.
Anche nei manuali si notano, però, già alcune crepe quando si dice che in alcune zone del Piemonte, ai confini con la vicina Liguria, al ripieno degli agnolotti vengono aggiunte spesso le verdure. Ma allora diventano ravioli? Per i monregalesi (siamo noi quelli ai confini con la Liguria) questa differenza non esiste. «Abbiamo avuto una piccola polemica su “agnolotto” o “ravioli” – spiega il dottor Ferrero nel video -. Qualcuno dice che in Piemonte gli agnolotti sono quelli di carne e i ravioli quelli di magro. A Torino si chiamano agnolotti ma in provincia il termine più usato è ravioli o meglio ancora "raviore" in piemontese. Sono solo due nomi diversi per la stessa cosa. A Mondovì se andiamo a comprare della pasta ripiena la chiamiamo raviore (spesso italianizzando anche il termine in "raviole", ndr), indicando sia quelle di carne che quelle di verdure».
Alla fine l’importante è che siano buone.
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