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Noccioleto: non è più una coltura marginale, va gestito come un vero frutteto

A Castellinaldo il focus tecnico di Cia Cuneo richiama un centinaio di specialisti da tutta Italia: suolo, clima, irrigazione e innovazione varietale al centro del futuro della corilicoltura

Noccioleto: non è più una coltura marginale, va gestito come un vero frutteto

Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI

La corilicoltura cambia passo e si lascia definitivamente alle spalle l’etichetta di coltura marginale. È questo il messaggio emerso con forza dall’incontro tecnico dedicato alla coltivazione del nocciolo, svoltosi giovedì 12 marzo a Castellinaldo e organizzato da Lorenzo Traversa, rappresentante del settore corilicolo di Cia Agricoltori italiani di Cuneo.

All’appuntamento, a numero chiuso, hanno preso parte circa cento specialisti tra agricoltori e tecnici provenienti da tutta Italia, confermando la crescente attenzione verso una filiera che oggi è chiamata a confrontarsi con sfide sempre più complesse, dalla gestione agronomica agli effetti del cambiamento climatico.

 

 

«Il focus del lavoro portato avanti in questi anni – spiega Maurizio Ribotta, responsabile provinciale Tecnici in campo di Cia Agricoltori italiani di Cuneo – è capire quali siano i fattori limitanti della produzione del nocciolo. Per quanto riguarda il suolo, sono emerse alcune costanti molto chiare, come la mancanza o la scarsità di sostanza organica, potassio e fosforo. L’analisi di questi elementi ci sta consentendo di individuare le prime risposte tecniche utili per migliorare la gestione dei noccioleti».

Un percorso che quest’anno ha segnato anche un deciso salto culturale. «La dimostrazione più importante – osserva Ribotta – è che la coltivazione del nocciolo non può più essere considerata una coltura marginale. Deve essere gestita a tutti gli effetti come un frutteto, con la dovuta attenzione alla nutrizione fogliare, all’irrigazione e a tutte le pratiche agronomiche necessarie per garantirne la migliore manutenzione e la resa produttiva».

Secondo il tecnico di Cia Cuneo, è necessario superare anche un’impostazione ormai superata. «Dobbiamo lasciarci alle spalle l’idea che il noccioleto sia una coltivazione che “viene da sé” e che non richiede particolari cure. Serve invece un approccio più tecnico, più strutturato e più consapevole, basato su conoscenze agronomiche e su una gestione attenta degli impianti».

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi temi strategici per il settore. Federico Spanna, funzionario del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, ha illustrato l’evoluzione climatica e i suoi effetti sulla corilicoltura piemontese. Sergio Tombesi, docente all’Università Cattolica di Piacenza, ha approfondito le prospettive dell’innovazione varietale e dell’introduzione del portinnesto.

Lo stesso Maurizio Ribotta ha poi presentato un focus sulle buone pratiche per garantire la costanza produttiva del corileto, con particolare attenzione agli impianti ad alta densità.

Soddisfatto dell’esito della giornata l’organizzatore Lorenzo Traversa: «Abbiamo avuto un pubblico molto qualificato, con agricoltori e tecnici arrivati da diverse regioni italiane. Questo incontro, giunto alla sua quarta edizione, sta diventando una tradizione e un momento importante per fare il punto sulla coltivazione delle nocciole, soprattutto analizzando le problematiche legate alla produzione».

Negli anni, il lavoro di confronto e approfondimento ha permesso di costruire una base di conoscenze sempre più solida per gli operatori del settore. «Il percorso avviato – conclude Traversa – ha consentito di raccogliere dati, analisi e osservazioni preziose per chi lavora nella filiera. Tutto questo sta aiutando gli operatori ad acquisire maggiore consapevolezza tecnica, perché oggi la corilicoltura non può più essere considerata marginale, ma deve essere gestita alla pari delle altre colture frutticole».

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